UN DECRETO APPENA APPROVATO TUTELA QUESTA VITICULTURA

Vigneti eroici, tre storie di donne in Abruzzo

E’ arrivato finalmente il Decreto che disciplina il riconoscimento e la salvaguardia dei vigneti eroici e storici firmato dalla Ministra Teresa Bellanova di concerto con i Ministri Franceschini e Costa. Un tipo di viticultura presente in Abruzzo, con una decisa presenza di donne che hanno raccolto questa sfida.

Parliamo di due tipologie di vigneti dalla forte valenza storica, paesaggistica e ambientale del nostro Paese.

I vigneti “eroici”

Quelli definiti “eroici” sono ubicati su terreni con una pendenza superiore al 30%, in aree dove le condizioni creano impedimenti alla meccanizzazione, in territori con un’altitudine superiore ai 500 metri, con impianti su terrazze o gradoni o situati in piccole isole.

I vigneti “storici”

Invece quelli “storici” devono avere una produzione anteriore al 1960 con forme di cura tradizionale, con sistemazioni storiche o di particolare pregio paesaggistico, appartenenti ad aree iscritte al Registro Nazionale Paesaggi Rurali o riconosciute dall’Unesco o da leggi regionali.

Possibilità di accedere ai fondi di sostegno

Saranno le Regioni a ricevere le domande dei produttori per il riconoscimento di questi vigneti e  le aziende che vedranno riconosciuta la tipologia del proprio vigneto potranno accedere ai fondi previsti dal Programma Nazionale di sostegno al settore vitivinicolo.

Un bel passo avanti per i viticoltori, soprattutto per quelli che si cimentano con la viticoltura “eroica”, presente in maniera significativa in Abruzzo.

Quella dei vini che nascono a grandi altezze  è categoria spesso sottovalutata, capace invece di sorprendere grazie a caratteristiche uniche.

Vini spesso molto eleganti, mai eccessivamente alcolici ed anzi quasi sempre più giocati sulla delicatezza che sull’intensità. Vini più luminosi che caldi, specie nel caso dei bianchi. Vini che richiamano le caratteristiche delle rispettive zone di produzione, vini tutti da bere.

In Abruzzo una sfida molto femminile

E in Abruzzo sono diverse le donne che hanno raccolto la sfida e si sono cimentate nella produzioni di vini. Ve ne presentiamo per ora tre.

C’è Manuela Castellani che ad un certo punto decide di cambiare vita e di riprendere le fila di un sogno: fare il vino. Lascia Milano e il lavoro di informatrice farmaceutica e insieme al marito, Paolo Simoni, conosciuto nell’azienda in cui lavoravano entrambi, decide di tornare a casa. Sceglie un piccolo borgo vicino a L’Aquila, sua città di origine, Cese di Preturo, a 800 metri di altitudine. Riescono a mettere insieme due ettari di terreno, trattando con ben 15 proprietari. Ed è un vero miracolo perché un terreno così esteso, senza frazionamenti, è difficilissimo  da trovare in montagna.

Una storia legata anche al terremoto del 2009

Il sabato che precede il terremoto del 6 aprile 2009 Manuela si reca dal notaio per firmare il rogito dell’acquisto del terreno. Tutto poi sembra perduto, ma il sogno non si infrange sulle macerie. Anzi, dar vita al vigneto diventa un modo per guardare al futuro, il loro e quello di un territorio da far rinascere anche grazie a produzioni di eccellenza. Quel futuro oggi è realtà e si chiama Azienda Castelsimoni, nome che intreccia i cognomi di Manuela e Paolo.

Manuela Castellani, Castelsimoni
Azienda Castelsimoni
Adriana Tronca, Vigne di More
Vigna di more

Anche Adriana Tronca, aquilana di origine, è tornata a stabilirsi nella terra natale dopo una vita in Franciacorta (dove ha assimilato la cultura dello spumante italiano per antonomasia) per seguire il forte richiamo delle radici. La sua storia somiglia a quella di Manuela. Per trent’anni Adriana ha fatto l’odontotecnica a Milano, poi ha mollato tutto per inseguire un sogno: produrre vino nella e per la sua terra. Ha abbandonato tacchi a spillo e tailleur ed è tornata a casa.

La sua azienda agricola a Goriano Valli, presidia il territorio di 6 ettari vitati che producono uve selezionate e raccolte a mano, tannini e profumi persistenti. Sono i vigneti Vigna di More.

In questo paradiso naturale, nel cuore del Parco naturale regionale Sirente Velino,  ci sono anche piante di frutta autoctona – susine, mele e pere cotogne, ciliegie e campi di purissimo Zafferano D.O.P., lavorato con metodo tradizionale.

“Certo – ci racconta – è difficile penetrare in un tessuto sociale ed economico di questo tipo, fare i conti con la burocrazia, farsi conoscere, fronteggiare le incursioni dei cinghiali, ma non mi scoraggio e non torno indietro”.

Quella di Manuela e di  Adriana è la viticoltura eroica, quella ad alta  quota, destinata ad avere una diffusione sempre maggiore, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici. La storia di Lorenza Ludovico è diversa dalle precedenti. Lorenza un vigneto lo aveva, quello del bisnonno Sabatino e del nonno Giovanni, nella Valle Peligna, a Vittorito: Azienda Agricola Ludovico. Di quel vigneto si occupava anche il padre, Enzo, quando non era impegnato come docente all’Accademia di Belle Arti. Dopo una laurea in Storia del Teatro e quattro  anni vissuti in Piemonte, dedicati all’arte e alla recitazione, Lorenza torna a casa per occuparsi del vino. E’ giovane, appassionata e convinta che coltivare un vino dell’entroterra significhi presidiare il territorio, sottrarlo al degrado, all’abbandono e alle incursioni delle multinazionali. Ci parla della necessità di rispettare l’ambiente, di “produrre un alimento, non una bevanda”.

Nel suo vigneto usa solo zolfo e rame e interventi preventivi. In cantina, tutte le fermentazioni sono spontanee con i lieviti indigeni.

Il risultato sono vini che esprimono le caratteristiche dei vitigni dai quali sono prodotti e hanno forte connotazione territoriale. Il suo vino si chiama Suffonte. Era il nome della contrada della prima vigna impiantata dagli avi.

Articolo di Antonietta Centofanti
Abruzzo Travel and Food

Lorenza Ludovico
Azienda Ludovico
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