L’Abruzzo e i suoi tanti campi di concentramento, una mostra per non dimenticare

In occasione del Giorno della Memoria non possiamo non ricordare come tra il 1940 e il 1944 l’Abruzzo, per la sua conformazione geografica impervia, fosse stato scelto dal Ministero dell’Interno come luogo “ideale” per collocare i campi di concentramento e i campi di internamento.

   Secondo alcuni dati almeno una quindicina su 48 campi di concentramento presenti in Italia si trovavano in territorio abruzzese.

Nella provincia di Teramo erano presenti i campi di Alba Adriatica, Civitella del Tronto, Corropoli, Isola del Gran Sasso, Nereto, Notaresco, Tortoreto e Tossicia. Nella provincia di Chieti i campi di Casoli, Lanciano, Lama dei Peligni, Tollo, Vasto (allora Istonio).

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A Chieti, per alcuni mesi, fu allestito un campo di concentramento nell’asilo Principessa di Piemonte. Un altro campo si trovava a Città Sant’Angelo (Pescara), un altro presso Ateleta (L’Aquila).

   A Casoli, in provincia di Chieti, è stata appena inaugurata, presso il Cinema-Teatro Comunale, la mostra storico-documentaria “I campi di concentramento fascisti in Abruzzo dal 1940 al 1943”.

La mostra, organizzata dalla sezione ANPI di Casoli e curata da Giuseppe Lorentini (autore del volume “L’ozio coatto”) , Kiara Fiorella Abad Bruzzo, Gianni Orecchioni e Nicola Palombaro, ha lo scopo di documentare il sistema dei campi di concentramento italiani la Seconda guerra mondiale e in particolare negli anni 1940-1943.

   Vengono presentati, attraverso un percorso scientifico e ricco di documenti storici, immagini e fotografie, 14 pannelli di grandi dimensioni che faranno emergere come l’Abruzzo sia stata la regione prescelta dal regime fascista per attuare il suo sistema concentrazionario.

La foto qui pubblicata è tratta dal sito campocasoli.org

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