A 11 anni dal sisma ancora troppa incertezza per bambini e ragazzi

Scuole, a L'Aquila ancora nei container
L'interno dell'istituto d'Arte Muzi a L'Aquila, foto Enrica Di Battista

Undici anni dopo il terremoto a L’Aquila la ricostruzione delle scuole ancora non c’è: migliaia di bambini e ragazzi fanno ancora lezione nei M.U.S.P.

Unica eccezione in questi anni è stato il periodo dell’emergenza Covid-19: alla sigla Musp si è sostituita la DaD, la didattica a distanza.

Musp è un acronimo che sta per Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio. Ma parlare di provvisorio è una beffa. Sempre di container di latta si tratta, in alcuni casi più rifiniti, in altri molto meno. Quando sono stati allestiti, nel settembre 2009, si disse che sarebbero potuti durare tre o quattro anni. Nessuno avrebbe mai pensato che sarebbero stati tenuti in vita più di un decennio.

La vecchia scuola De Amicis a L'Aquila

Della situazione delle scuole aquilane me ne occupo da anni per l’ANSA con approfondimenti e reportage. Qui sul sito Abruzzo Travel and Food, nato a febbraio, c’è una finestra fissa di approfondimenti sulla ricostruzione, perché non si può descrivere questo luogo senza raccontarne il dopo-terremoto.

Perché la scuola è il luogo del futuro. Perché nell’Appennino che si spopola, dove la qualità della vita sarebbe di alto livello puntando su economie sostenibili, sono però indispensabili scuole, lavoro, ospedali.

E’ inaccettabile l’incertezza che tuttora permane sugli istituti scolastici in una zona ad alto rischio sismico, come una gran parte d’Italia.

Invece, ben 11 anni dopo il terremoto, a L’Aquila ancora si discute su “dove” ricostruire le scuole. Ci sono bambini e ragazzi che non hanno mai frequentato una scuola vera e, verosimilmente, altri che mai la frequenteranno.

E questo in presenza di un paradosso inaccettabile: i fondi per gli istituti scolastici, oltre 44 milioni, ci sono almeno dal 2013.

L'istituto d'arte Muzi a L'Aquila

Lo stato della ricostruzione delle scuole pubbliche a L’Aquila è questo: sono in ricostruzione solo la Mariele Ventre a Pettino e quella di Arischia. Ci sono poi due piccole felici eccezioni realizzate nella frazione di Roio e nel comune di San Demetrio Ne’ Vestini, dove la scuola fu inaugurata da Barilla già nel 2009.

Gli edifici in muratura dove oggi si può far lezione a L’Aquila sono in parte quelli che fortunatamente hanno avuto pochi danni con il sisma del 2009. In altri casi, ad esempio per le scuole superiori del capoluogo, c’è una questione mai risolta: quella dei bassi indici di vulnerabilità sismica. Le vecchie scuole, nella maggior parte dei casi, non sono neanche state demolite: dentro ci sono ancora i segni della vita lasciata undici anni fa.

Mancano dunque all’appello decine di scuole a L’Aquila, dove gli studenti vanno ancora a lezione nei container.

Un altro tema è quello del centro storico del capoluogo: si parla tanto di riviverlo ma ad oggi, qui, le uniche scuole ricostruite sono tre private. Per migliaia di famiglie che scelgono la scuola pubblica si rende difficile la vita in centro. Oppure, nella maggior parte dei casi, si decide di non tornarci. E’ infatti assurdo pensare che chi abita in centro debba spostarsi in automobile per accompagnare i figli a scuola così come per fare la spesa.

A differenza della ricostruzione privata, che è a buon punto, è al palo da anni quella pubblica.  In carica dal 2017 (dopo i due mandati dell’era Cialente), l’amministrazione Biondi ha ammesso le difficoltà attribuendole, in sintesi, al personale numericamente “carente” a fronte della grande mole di lavoro.

Inascoltato, ad oggi, il richiamo di Mattarella

Nel settembre 2019, in occasione del decennale del terremoto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scelse non a caso L’Aquila per inaugurare l’anno scolastico. In quella circostanza, e negli interventi a seguire, Mattarella fece un severo richiamo sulla mancata ricostruzione delle scuole.

L’iter sembrava finalmente avviato. La Commissione Oltre il MUSP e il Comitato Scuole Sicure L’Aquila nel 2019 e a inizio 2020 hanno quindi partecipato a diversi incontri istituzionali con il Ministero dell’Istruzione e la Struttura di missione per il coordinamento dei processi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.

Ad oggi però la situazione non è cambiata e L’Aquila chiede ancora scuole ricostruite e scuole sicure.

La lettera a Mattarella scritta da Tommaso Cotellessa, studente aquilano

Adesso c’è anche l’aggravante Covid-19

Nel post-terremoto a L’Aquila è nata la Commissione Oltre il MUSP: si è battuta per far tornare bambini, ragazzi e docenti in scuole vere e sicure, dotate di spazi e attrezzature idonee, in ambienti igienicamente più sani. In alcuni container, infatti, non ci sono le palestre, in altri non ci sono i laboratori. In altri ancora da anni funzionano male le fogne o gli impianti di condizionamento dell’aria.

A tal proposito, saranno sicure queste scuole a settembre, dopo l’emergenza Covid-19? Come si riuscirà a mantenere il distanziamento in spazi, come quelli dei MUSP, spesso troppo angusti? Interrogativi posti recentemente anche da Massimo Prosperococco, portavoce del Comitato Scuole Sicure L’Aquila, un’altra associazione da anni in campo anche per la sicurezza delle scuole superiori.

Oltre il MUSP ha chiesto di recente alle amministrazioni, in una lettera aperta, se sulle scuole, dopo mesi di didattica a distanza, si stiano trovando strategie e soluzioni. “In una realtà come quella aquilana, alterata da più di 11 anni di non-ricostruzione scolastica, come si sta agendo per consentire anche l’utilizzo di quei Musp con riscaldamento ad areazione? Quali ulteriori spazi si stanno individuando? Come si gestirà il trasporto, la mensa e il prescuola? In poche parole: sarà garantito il diritto allo studio?”, scrive la Commissione.

Il caso emblematico della scuola Rodari

Silvia Frezza, insegnante e portavoce della Commissione Oltre il Musp, ha recentemente ricordato, a titolo esemplificativo della realtà aquilana, l’odissea della scuola primaria dove insegna, la Gianni Rodari di Sassa, nella periferia ovest di L’Aquila. Da subito si creò un percorso partecipativo sul progetto, aperto a docenti, famiglie, territorio. Nel 2015 cominciò a collaborare, con la referente territoriale Sara Vegni, anche Action Aid, che ha anche avviato l’importante campagna “Sicuri per davvero”. Quello della Gianni Rodari è un caso paradossale di un progetto arrivato in fase avanzata, con un Masterplan affidato all’architetto Mario Cucinella. Poi tutto si è fermato, la scuola ancora non c’è.

Enrica Di Battista

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