Maggiore qualità della vita, ma quali le difficoltà?

Borgo di Santo Stefano di Sessanio
Uno scorcio di Santo Stefano di Sessanio, in provincia di L'Aquila

Mai come oggi può attirare l’idea di andare a vivere in un borgo in Abruzzo, come Santo Stefano di Sessanio o come altri splendidi paesi intorno. La pandemia di coronavirus potrebbe aver fatto riflettere. Quel tipo di vita “di prima”, che da decenni non era più sostenibile per l’ambiente, ora non lo è più neanche per l’uomo. Inquinamento atmosferico e elevata densità di abitanti, secondo numerosi studi, sembrano avere avuto una particolare incidenza nella diffusione del Covid-19.

Il borgo di Santo Stefano di Sessanio

Santo Stefano di Sessanio non ha bisogno di presentazioni, essendo ormai conosciuto in tutto il mondo. Lo scenario è mozzafiato: si trova sotto al massiccio del Gran Sasso e intorno ha solo montagne incontaminate.

Qui, oltre venti anni fa, un imprenditore visionario, l’italo-svedese Daniele Kihlgren, investì capitali per quello che fu l’inizio del recupero del borgo abbandonato, creando uno dei primi alberghi diffusi in Italia. Oggi, anche grazie ai successivi interventi, il paese è stato ristrutturato mantenendo intatte il più possibile le caratteristiche che lo hanno reso famoso. Passeggiare per Santo Stefano di Sessanio, infatti, è come fare un viaggio indietro nel tempo.

Qui ci sono bed and breakfast, ristorantini e cantine con cucina e prodotti tipici locali, botteghe artigiane che lavorano lana abruzzese e altri tessuti.

Come è la vita in uno dei borghi più belli d’Italia?

Prendiamo il caso di Santo Stefano di Sessanio: 113 abitanti, secondo i dati Istat 2017, gli effettivi molti meno. Pochi i bambini, che sono invece il futuro delle comunità. Come si può facilitare la vita di chi risiede nei borghi montani? Lo abbiamo chiesto a chi vive e lavora qui.

Mirella: “Unirsi tra borghi per avere strategie omogenee”

“Siamo troppo pochi come residenti. Anche altri piccoli paesi, cosa possono fare da soli? Negli interventi ci vuole una regìa unica, non a macchia di leopardo con disomogeneità tra i borghi”, afferma Mirella Cucchiella, proprietaria del b&b La bifora e Le lune, chef ed esperta di erbe selvatiche.

Molti abitanti dell’Abruzzo montano non vogliono sentir parlare di “fusione” di Comuni. Forse sarebbe meglio dire “confederazione” di piccoli paesi: se ne discute da anni e comunque l’idea non è nuova nella storia. Basti pensare ai castelli fondatori dell’Aquila. Questi stessi borghi si unirono per fondare una città-territorio, per avere maggiore forza. Si possono mantenere autonomie e controllo. Ma un’unità di strategie aiuterebbe tutti piuttosto che restare nelle trincee di piccoli territori.

Uno scorcio di Santo Stefano di Sessanio (foto Abruzzo TRavel and Food)
La bottega di Antonella Mantini

Antonella: “Va risolto il nodo degli accessi in montagna”

La problematica maggiore, che blocca il turismo invernale di Santo Stefano di Sessanio e dei paesi vicini come Calascio e Rocca Calascio, è il blocco dell’accesso di alcune strade in montagna, ad esempio quella verso il Rifugio di Lago Racollo a Campo Imperatore. “Questo accade in presenza di neve ma anche, inspiegabilmente, senza un fiocco. Anche perché nelle ultime stagioni si è visto come la neve non sia più una certezza. Un problema da risolvere, quello degli accessi in montagna, perché danneggia il rifugio e le strutture ricettive”, racconta Antonella Mantini, titolare della bottega artigiana che porta il suo nome, specializzata in creazioni tessili, candele e saponi fatti a mano.

La scelta di vita di Claudio: “Serve più spirito di squadra. Ma resto qui”

Il problema non è il turismo, a Santo Stefano non manca, soprattutto in estate, perché il luogo merita. “Mancano però servizi: parcheggi, bagni pubblici, una buona connessione Internet. C’è il problema dei cinghiali che affligge gli agricoltori” spiega Claudio, titolare dal 2015 di “Ovino”, una bottega di prodotti alimentari tipici. “Siamo poche famiglie – aggiunge – ma  soprattutto manca lo spirito di squadra tra noi e con i paesi confinanti. Però qui si vive benissimo. Per me la normalità non sono la città, il traffico, lo stress e l’inquinamento”.

Claudio vive a Santo Stefano di Sessanio con la compagna e una figlia di quattro anni, ma è nato a L’Aquila. Dopo essere fuggito a Roma, ha fatto dietrofront, scegliendo di vivere nel borgo di famiglia.

Sua figlia va all’asilo ad Onna, a 20 chilometri da Santo Stefano, da percorrere più volte al giorno. “Ma è relativo – dice Claudio –. Abbiamo vissuto a Roma dove di tempo nel traffico ne puoi passare molto di più”. Certo, se ci fossero scuole e asili vicini più famiglie si trasferirebbero dalle città.

Prima di aprire la bottega, Claudio era guida turistica a cavallo e gestiva un rifugio. “Il turismo equestre ben si adatta alla zona. C’erano progetti di ippovie intorno, tutti naufragati. Allora bisogna usare la testa e progettare per il futuro. Perché il territorio ha enormi potenzialità”.

Ovino, bottega a Santo Stefano di Sessanio
La porta con lo stemma dei Medici a Santo Stefano di Sessanio
La torre di Santo Stefano di Sessanio in ricostruzione

La ricostruzione della torre e del paese

A Santo Stefano di Sessanio procede la ricostruzione dopo i danni del terremoto del 2009. Alcune parti sono completate, altre sono in cantiere. La torre medicea, il simbolo del borgo, crollata con il sisma, è a buon punto:  vederla “riprendere quota” trasmette ottimismo.

Dopo aver osservato dall’alto lo scorrere di secoli di storia, il torrione oggi guarda severa le piccole gesta umane di noi contemporanei.

 

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