Si festeggia uno dei personaggi sacri più amati nell'immaginario collettivo

Il 19 marzo si festeggia San Giuseppe, il padre “putativo” di Gesù, ed è per grandi e piccoli la festa del papà. In tutta Italia si celebrano e si omaggiano i padri. San Giuseppe è uno dei personaggi sacri più noti e amati dall’iconografia cristiana, insieme a Maria. Ogni anno collochiamo la sua statuetta nel presepe, lo fa con devozione anche chi non è particolarmente religioso. Tuttavia i testi sacri relativi a San Giuseppe sono assai scarsi e non lui ha mai un ruolo da protagonista. Ad un certo punto della vita di Gesù, l’umile falegname di Nazareth, scompare. Si può ricostruire l’immagine di san Giuseppe dagli atti apocrifi: un vecchio con la barba e un bastone curvo, paziente ed obbediente.

San Giuseppe nell'arte: il Tondo Doni di Michelangelo
Il quadro Tondo Doni di Michelangelo Buonarroti conservato agli Uffizi

Zeppole, bignè e frittelle

In Abruzzo la festa di San Giuseppe si celebra come anche in altre regioni con celebrazioni liturgiche, processioni, bande e fuochi d’artificio. Questo prima del Covid-19. Si usa mangiare, come in altre parti d’Italia, le zeppole di San Giuseppe: sia in forma di bignè, fritti o al forno, farciti di crema pasticcera e guarniti con un’amarena (ma questi sono di chiara e più recente tradizione napoletana).

Più antica è la tradizione delle frittelle (non a caso l’appellativo popolare di San Giuseppe “frittellaro”) in molte regioni dette appunto zeppole.

Goethe a Napoli scrisse: “Era anche la Festa di San Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli, venditori di pasta fritta. Sulle soglie delle case grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio bollente, un terzo le preparava per venderle ai passanti”.

Secondo alcuni storici la zeppola, intesa come dolce di pasta fritta, ha origini nell’Antica Roma: le matrone romane, in occasione dei “baccanali” del 17 marzo, offrivano frittelle di frumento fritte nello strutto e intinte nel miele.

La mia ricetta delle zeppole  QUI.

A Roma sono invece di tradizione i bignè fritti ripieni di crema. Il fritto insomma è predominante, come a Carnevale. Ma questo fatto ha una sua spiegazione precisa legata al calendario del mondo contadino. Una volta, infatti, si usava lo strutto e non l’olio per friggere. Lo strutto era fresco, dal maiale ammazzato a inizio anno, e si doveva consumare prima dell’arrivo del caldo, quando poteva irrancidire. Inoltre, con il freddo dell’inverno, e con le case non certo calde come quelle di oggi, il fritto era un alimento utile perché garantiva calorie per riscaldarsi. Alcuni nutrizionisti rivalutano oggi lo strutto (se usato saltuariamente), in quanto è un grasso che si assorbe meno in alcuni alimenti fritti, come le zeppole di San Giuseppe o le bombe.

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Le Tavole di San Giuseppe tipiche del Sud

Una festa antica in Abruzzo sono Le Tavole di San Giuseppe. Una delle più famose si svolge a Monteferrante, un paesino in provincia di Chieti. Si scelgono nel paese degli interpreti della Sacra Famiglia: due adulti  per la Madonna e San Giuseppe e un bambino per Gesù. Si snoda una processione nel paese, una funzione religiosa e al termine una grande festa con un banchetto con i rappresentanti di ogni famiglia insieme ai tre figuranti e al parroco. Tra i piatti particolari serviti ci sono le lumache, il baccalà e il tonno, i legumi come fave e piselli. Il rito antico è comune a molti paesi dell’Abruzzo. A San Demetrio Nei Vestini (L’Aquila) si teneva, nella villa di Cardabello, “lu pranzitte de San Giuseppe“, il pranzo in onore del santo. Le Tavole di San Giuseppe sono diffuse in tutto del Sud Italia, anche in Sicilia, in Puglia e in Molise vi sono feste simili chiamate le Tavolate di San Giuseppe.

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Tavolata di San Giuseppe
Una tavolata di San Giuseppe a Cocumola (in Salento), foto da Wikipedia

Il 19 marzo momento topico nel calendario contadino

Da considerare il fatto che il 19 marzo è un momento topico dell’anno nel calendario contadino e rituale di un tempo: al finire dell’inverno, si attende la rinascita della primavera, si spera e si prega nel raccolto buono. Molti di questi riti hanno quindi una chiara origine propiziatoria legata alle tradizioni pagane dell’antica Roma come i Lupercalia (riti di purificazione agraria) e i Liberalia (riti di celebrazione della fecondità in attesa dell’equinozio di primavera).

In altri paesi d’Abruzzo, per la festa di San Giuseppe, si usavano distribuire pani votivi e benedetti dal parroco, come per San Biagio e la ciambella, a testimonianza del valore sacro del cibo e del pane nello specifico.

Enrica Di Battista

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