C’è un borgo in provincia di L’Aquila, San Demetrio Ne’ Vestini, famoso per le grotte di Stiffe e il lago Sinizzo, che da 10 lunghi anni è senza chiese, tutte lesionate con il terremoto del 2009: in nessuna è cominciato un minimo accenno di ricostruzione.

Le funzioni religiose del paese si svolgono dal 2009 in un Modulo ecclesiastico provvisorio (Mep) che non solo è troppo piccolo ma mostra tutti i segni di quella provvisorietà.

San Demetrio ne' Vestini

A San Demetrio Ne’ Vestini la ricostruzione degli edifici di culto è all’anno zero

Il grazioso paese San Demetrio Ne’ Vestini, costituito da sette “ville”, ha meno di duemila abitanti e ben 13 chiese, a testimonianza di un’antica devozione dei suoi abitanti.

Chiesa della Santissima Annunziata, San Demetrio Ne Vestini

Penosa, in particolare, la situazione della Chiesa della Santissima Annunziata, del 1499, nella villa di Cardabello.

In dieci anni non si è provveduto alla copertura del tetto e così tutto l’interno è ricoperto da uno spesso strato di guano che ha compromesso il recupero dei materiali e dei dipinti interni.

“L’incuria di dieci lunghi anni di immobilismo totale – denuncia il Comitato San Demetrio Futuro, che si è costituito nel 2019 per portare avanti la causa delle chiese – ha determinato tale situazione di degrado che poteva essere evitata se fossero state tempestivamente chiuse le vetrate rotte, dalle quali sono entrati i piccioni sempre più numerosi negli anni, e se ci fosse stato un intervento immediato sulle lesioni del tetto, inizialmente di entità limitata”.

Alcune chiese del paese sono molto antiche

 La Chiesa di San Giovanni Battista, ad esempio, è citata in una bolla di Papa Alessandro III, è stata edificata nel 1178.

Parrocchia di San Demetrio, San Demetrio Ne Vestini La Parrocchia di San Demetrio, all’ingresso del paese, è stata edificata nel 1600 ma ha al suo interno epigrafi e frammenti di epoca romana e ci sono poi elementi di un antico luogo di culto che si pensa eretto ai tempi di Carlo Magno.

C’è un organo settecentesco all’interno, all’esterno due meridiane. A seguito del terremoto del 2009 la chiesa ha avuto danni nei pilastri dell’aula, in misura minore nella facciata, nelle volte e nelle pareti laterali.

Tutte le chiese di San Demetrio Ne’ Vestini hanno una ricca storia

Chiesa Santa Maria dei Raccomandati, Abruzzo Travel and FoodA metà del paese c’è poi la Chiesa Santa Maria dei Raccomandati, voluta così maestosa dai Marchesi Cappelli, fu costruita nel 1820 in forme tardo-barocche e ricostruita nel 1854.

C’è un affresco cinquecentesco della Vergine e fino al sisma del 2009 ospitava quattro dipinti di Teofilo Patini, rimossi e conservati altrove.

La chiesa è gravemente danneggiata: i danni maggiori hanno interessato la facciata e le volte della navata centrale e dell’abside, le pareti laterali.

Nella Villa Collarano è la Chiesa di Sant’Antonio, da sempre significativo luogo di culto per la profonda devozione popolare al Santo; nonostante sia inagibile da dieci anni, i residenti hanno rinnovato ogni anno, dal 2009 ad oggi, nell’adiacente piazzetta le tradizioni della distribuzione del pane benedetto, nel mese di giugno, e del rito del fuoco di Sant’Antonio il 17 gennaio.

C’è poi la Chiesa di Sant’Andrea di Stiffe, che ha origini antiche anche se poi ricostruita dopo il sisma del 1703.

La gravità della situazione riconosciuta anche dal Mibact

Qui la situazione delle chiese “è incresciosa”, a detta dello stesso segretario regionale Mibact Stefano D’Amico, il quale, insieme all’architetto Augusto Ciciotti, nei mesi scorsi ha effettuato un sopralluogo con la comunità locale, rappresentata dal Comitato San Demetrio Futuro.

Per la Chiesa della Madonna dei Raccomandati a luglio è stato nominato il RUP per la progettazione dell’intervento nella figura dell’architetto Marcello Marchetti ed è stata presentata anche la proposta di finanziamento per altre tre chiese del paesino: l’Annunziata, la parrocchia di San Demetrio e la chiesa di San Giovanni.

Qualcosa sembra muoversi dopo 10 anni di nulla, ma ancora siamo nelle fasi preliminari: nessun lavoro è cominciato.

Perché questa situazione di incuria?

Le responsabilità sono diffuse: ad esempio tra il 2009 e il 2015 si sarebbe dovuto seguire la prima procedura che dava il boccino dei progetti alla Diocesi. Poi, con la legge 125/2015, la materia è potuta passare al Mibact.

“A quel punto – precisa l’ingegnere Antonio Porrelli, supporto tecnico del Comitato -, tutti i progetti tenuti nei cassetti sono stati ripresi. Un po’ quello che è accaduto per il Duomo a L’Aquila. Bene che vada – stima Porrelli -, se il progetto preliminare per la sola Chiesa della Madonna dei Raccomandati sarà pronto nei primi mesi del 2020, ci vorrà poi un anno per il progetto definitivo”.

“Se c’è la copertura finanziaria (e ad oggi non abbiamo certezze). Il che vuol dire almeno tra i cinque e i sette anni, se tutto fila liscio, per vedere finita una sola Chiesa. Forse questo paese non interessava a nessuno”, commenta Porrelli.

Cosa accade in altri paesi della zona

La situazione appare fortemente disparitaria rispetto ad altre realtà del cratere sismico in quanto difficilmente si trovano tali esempi di incuria, anche per numero e per gravità di edifici ecclesiastici in abbandono.

E’ vero che nell’Aquilano restano ancora da finire di ristrutturare le preziose chiese di Santa Giusta a Bazzano e di Sant’Eusanio Forconese.

Tuttavia alcune buone notizie non mancano: solo a citare le ultime restituzioni, tra aprile e giugno 2019 sono state riconsegnate la chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa, un gioiello bizantino interamente affrescato all’interno, e l’Abbazia di Santa Lucia a Rocca di Cambio.

Recentemente è stata inaugurata a Navelli la Chiesa di Santa Maria in Cerulis, sorta sui resti di un tempio romano dedicato a Cerere. Sempre a Navelli, dove il sindaco Paolo Federico è tra i più proattivi della zona, sono sette le strutture sacre recuperate.

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