Viaggio nella frazione epicentro del sisma del 2009

Uno scorcio di Roio

Roio Piano, frazione di L’Aquila, epicentro del terremoto del 2009. Andiamo a visitare, oltre undici anni dopo, quel luogo così duramente colpito. Con i loro racconti ci accompagnano, sul posto, due artisti di cui abbiamo scritto per la tradizione delle pupazze. Silvia Di Gregorio e Massimo Piunti, prima del sisma, scelsero proprio Roio Piano per mettere su famiglia e fondare la Libera Pupazzeria.

Lei, nata a Popoli (Pescara) ma di origini francesi, cittadina del mondo, ha vissuto a Bologna e Lione. Lui, nato sul mare di Giulianova (Teramo), trapiantato da ragazzo a L’Aquila dove ha studiato Belle Arti e poi è rimasto come artista.

 “Mai avrei pensato di venire in una frazione di montagna di poche anime. Poi mi sono innamorata di questo posto anche per la prossimità che c’era tra le persone, per il contatto con gli anziani. Quando sono arrivata ero incinta della prima figlia, c’era tutta l’attenzione delle persone per me. Dopo il terremoto tutto si è spezzato”, racconta Silvia con la grazia e la determinazione che la contraddistinguono.

Silvia e Massimo amano raccontare la storia della Roio che fu, proprio sui luoghi della Roio di oggi, così irriconoscibili.

Grazie a loro rivivono Doretta, Giulietta, Matteo, gli anziani del paese, la memoria storica. Le persone che popolavano questo paese “e che continuavano ad attraversarlo con tutte le loro storie e i vissuti a disposizione di tutti. Questo era bellissimo, questa è la cosa che manca di più”, afferma Silvia con nostalgia.

E’ talmente partecipe il racconto dei due artisti che sembra di rivedere come in un film in bianco e nero quelle vite e quelle voci in mezzo ai vicoli.

Sembra di vedere le sagome di quegli anziani attraversare le stradine o affacciarsi alle finestre, portare al pascolo le pecore o andare in vigna. Purtroppo in un attimo torni ad una realtà fatta di ruderi, qualche cantiere e poche case pronte e solide ma disabitate.

Eppure, qui intorno alla piana di Roio, a quattro chilometri da L’Aquila, il panorama è un dipinto: vedi solo montagne e colline di un verde brillante. E l’aria è così pulita che rende il cielo terso ancora più azzurro.

Agli inizi della pandemia di coronavirus si è tanto parlato della possibilità di rivincita dei borghi, per una migliore qualità della vita. Un illustre architetto come Stefano Boeri ha lanciato anche delle proposte. Al momento non sembra però muoversi nulla verso questa direzione.

Roio, la casa natale di San Franco

Silvia e Massimo ci conducono lungo la via principale di Roio Piano. Qui passava la transumanza da Lucoli, racconta Silvia. E indica gli archi in pietra delle vecchie case ora distrutte dove una volta si facevano passare le greggi per rimetterle nei cortili. Fino a prima del terremoto, quegli spazi avevano un valore di ricordo della comunità e delle origini. Un riferimento identitario che oggi servirebbe anche più di prima.

Da qualche anno la ricostruzione è cominciata: molte case sono pronte ma c’è ancora tanto da rimettere in piedi. In mezzo ai ruderi sono cresciuti gli alberi. E’ evidente che la nuova Roio dall’aspetto è completamente differente da quel villaggio di contadini e pastori, in pietra, legno e ferro battuto.

Quasi tutta la popolazione, come accade anche in altri borghi e comuni del cratere, vive nei Map, i Moduli abitativi provvisori. “Provvisori” anche se sono trascorsi undici anni. Oggi pochi qui sono rientrati nelle loro case.  Intorno a Roio Piano ci sono anche altre frazioni: Colle di Roio, Poggio di Roio, Santa Rufina. Quasi tutte si trovano nelle stesse condizioni.

Nel frattempo gli anziani di cui parlano Silvia e Massimo non ci sono più. Molti, racconta Silvia, sono morti nei mesi successivi al terremoto per mali improvvisi e fulminanti. Probabilmente provocati dal dolore e da quella forte cesura del terremoto che li proiettò in una vita stravolta.

Questi undici anni hanno accelerato lo spopolamento dei territori interni come questo, che è già in corso da decenni su tutto l’Appennino. A Roio sono molte le case appena ristrutturate messe in vendita, racconta Massimo Piunti. Magari alcuni abitanti hanno trovato sistemazione altrove. Qualche fortunato si è ritrovato una casa ristrutturata, che prima del sisma magari neanche abitava e che neanche ora interessa.

Qui in paese, prima e dopo il terremoto, Silvia e Massimo hanno organizzato feste danzanti con le pupazze, musica e laboratori, per tenere quel collante sociale che si sta allentando. I due artisti, con i due figli di 11 e 12 anni, però resistono nel luogo che hanno scelto. Per fortuna nella frazione ci sono altre famiglie “resistenti” come loro, con bambini e ragazzi. Un segno di speranza per il futuro.

Enrica Di Battista
Abruzzo Travel and Food

Dove si trovano Roio Piano e le altre frazioni

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