Si chiama “Un bene rifugio” la campagna straordinaria di raccolta fondi per la ristrutturazione del Rifugio Sebastiani, a Colletto di Pezza, a 2102 metri nel parco naturale regionale del Sirente Velino. Situato sopra ai Piani di Pezza di Rocca di Mezzo, è una meta amata da generazioni di escursionisti, camminatori, turisti. Molti anche i romani che vi fanno tappa dall’altopiano delle Rocche o direttamente dalla Capitale.

Il Rifugio Sebastiani – da cui si gode di un panorama spettacolare, nella quiete delle cime – ha ospitato negli anni eventi culturali, sempre nel rispetto dell’ambiente. “Quando abbiamo cominciato non si facevano neanche sulle Dolomiti, abbiamo fatto concerti, anche con musicisti dell’Opera di Roma, osservazione di stelle, presentazioni di libri”, racconta con orgoglio Eleonora Saggioro, donna, mamma e rifugista che da ben 21 anni gestisce il Sebastiani con la cooperativa Equo Rifugio e un gruppo di collaudati collaboratori.

“Non c’è e non ci sarà il wi-fi perché per me qui l’unica cosa da mettere in evidenza è la montagna”, spiega. “Chi viene, anche se non è alpinista, deve essere in accordo con il luogo. Meglio se collabora in qualcosa. Lo spirito del rifugio è questo: spesso chi sale chiama prima per sapere se serve qualcosa da portare o riporta giù un sacchetto di spazzatura. Capisce cosa significa gestire un rifugio in quota. E magari non ti chiede il gelato ma apprezza quello che c’è”, racconta. E infatti il Rifugio Sebastiani è anche stimato per l’ospitalità e l’accoglienza di Eleonora e collaboratori, per il gusto dell’arredo interno, per la buona cucina.

Il Rifugio Sebastiani
Quest’estate il Rifugio Sebastiani è rimasto chiuso, nella delusione dei moltissimi affezionati. Ma la ragione era importante. Dal 19 giugno 2020 questo rifugio è un cantiere in alta quota: sarà ristrutturato e ampliato. Doppia delusione, quindi, per molti affezionati che lo volevano “piccolino e carino come era”, racconta Eleonora Saggioro, paladina dei rifugi e del valore vero della montagna. Ma una ristrutturazione non era più procrastinabile, trattandosi di un rifugio del 1921. Qualche lavoro, ci racconta la gestrice, era stato fatto nel 1996, con l’installazione di pannelli solari da parte dell’Enel, e nel 2000 per la cucina e il bagno.

La parte più grande dei lavori finanziata dal CAI

La maggior parte dei lavori “è finanziata dal CAI di Roma, proprietaria della struttura, e dal CAI centrale attraverso il fondo prorifugi”, spiega la gestrice Eleonora Saggioro, la quale è anche presidente dell’Associazione dei Gestori dei Rifugi dell’Appennino (A.G.R.A).

“Colgo l’occasione per ringraziare il CAI per l’interessamento e per il valore che riconoscono al nostro piccolo Sebastiani. Ma c’è anche bisogno di noi e di voi. Mi rendo conto che non è il momento ideale per chiedere un aiuto, e so che qualcuno probabilmente vorrebbe partecipare ma non se la sente e lo capisco. Abbiamo lanciato questa campagna di finanziamento perché non tutto ciò che servirà al rinnovo del rifugio sarà coperto dai fondi Cai. Chiediamo dunque di supportarci economicamente, contribuendo per quello che potrete”.

“Questo crowdfunding – spiega Eleonora – lo pensiamo anche come un modo per tornare a pensare al domani. Dopo aver vissuto tutti quanti questo momento duro e difficile, di lungo e necessario immobilismo, abbiamo bisogno di progettualità, vogliamo di nuovo immaginare, pensare, sognare”, afferma.

Perché è bello contribuire con una donazione, anche piccola? Perché un rifugio in montagna è l’ultimo presidio umano rimasto nei territori in quota. Perché gestire un rifugio è un sacrificio immenso che si fa solo per passione. Perché un rifugio è una sentinella ambientale. Perché un rifugio è quel posto che ti accoglie e ti ristora in un momento di fatica. Ci sono mille motivi per sostenere e far sopravvivere i rifugi di montagna, che sono un bene di tutti, e fare un applauso a chi li gestisce.

Ognuno può dare il proprio contributo andando sulla piattaforma ‘Buona Causa’ https://buonacausa.org/cause/rifugiovincenzosebastiani

Che aspetto avrà il nuovo Rifugio Sebastiani

La ristrutturazione riguarda l’interno e l’esterno, l’impiantistica e l’arredo finale. Il rifugio verrà ampliato di 55 mq con due nuovi corpi, uno sopraelevato e uno a sinistra dell’entrata. Con il finanziamento del Cai verranno creati: una nuova camerata ospiti, due bagni, una stanza pernotto e una saletta pranzo per i gestori (perché finora, con il rifugio pieno, mangiavano in piedi), una dispensa, un nuovo impianto elettrico, un nuovo impianto idrico (per favorire l’uso in inverno risolvendo il problema del ghiaccio nelle tubazioni), un nuovo impianto di riscaldamento (con una stufa a pellet), l’ingrandimento dell’attuale cucina. I posti letto aumenteranno da 13 a 23. I lavori in corso al rifugio Sebastiani

Il problema grosso è sempre stato l’approvvigionamento dell’acqua piovana, necessaria per i bagni e per la cucina. A tal scopo verrà aumentato il numero di cisterne da 3 a 5. Quest’acqua non è potabile quindi i visitatori e gli escursionisti sono intanto invitati, come sempre in montagna e nei rifugi, a portarsi acqua per il fabbisogno dell’escursione e  comunque a non sprecarla. Questo del non sprecare le risorse è un prezioso insegnamento che offrono la montagna e la permanenza in un rifugio, anche per i bambini.

Il contributo donato con il crowdfunding verrà usato per: una migliore coibentazione di tutta la struttura, l’acquisto di nuovi infissi e portelloni, il miglioramento della zona antistante la porta d’ingresso, la costruzione di un tavolato esterno in legno, acquisto di suppellettili varie e arredo interno.

La coibentazione, ci tiene a sottolineare Eleonora Saggioro, non è cosa di poco conto ma di fondamentale importanza a 2102 metri di altitudine e deve essere fatta con guaine e con materiali particolari. Molto diverso da quello che accade ad una casa a valle.

La storia del Rifugio Sebastiani

Il rifugio Sebastiani nasce in un periodo storico molto difficile in Italia. La prima proposta per costruire un rifugio venne fatta già nel 1913. Poi la prima guerra mondiale e il terremoto della Marsica nel 1915 fermarono tutto. Il conflitto coinvolse tutti i soci Cai: l’Ingegnere Vincenzo Sebastiani si distinse al fronte (con due medaglie d’argento) ma purtroppo morì in guerra. Nel 1919 il padre, con una generosa donazione, riportò l’attenzione sul progetto. Nel 1921 venne proposto  l’attuale punto del Colletto di Pezza come sito idoneo per la nuova costruzione. I lavori cominciarono. Venne inaugurato il 22 ottobre 1922.

Un Bene Rifugio, il video sul Rifugio Sebastiani

Quando tornerà  aperto il Sebastiani

A parte il periodo della ristrutturazione, che si spera sia finita in autunno, il Rifugio Sebastiani è aperto in estate tutti i giorni, da giugno a settembre. E’ inoltre uno dei pochi dell’Appennino centrale gestito anche in inverno, nei weekend, su prenotazione.

Aspettiamo con gioia la riapertura del Rifugio Sebastiani! Intanto…

Per donare >> https://buonacausa.org/cause/rifugiovincenzosebastiani

Per altre informazioni
info@rifugiovincenzosebastiani.it
tel 339/1079741
http://www.rifugiovincenzosebastiani.it

 

 

Enrica Di Battista
Abruzzo Travel and Food

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