UNA CURIOSA STORIA DI INVESTIGAZIONE DEI NOSTRI GIORNI

La Tavola di Rapino, foto dal web

Un gruppo di donne sulle tracce dell’antica Tabula di Rapino, alle prese con una piccola ma significativa spy story che racconta di memorie e di un grande amore per la propria terra, la Majella, che riemerge come radice e madre mai dimenticata.  Sono Le Majellane, associazione di cui fanno parte donne di diverse età, professioni e provenienza. Un gruppo unito dalla convinzione che il futuro non può prescindere dalla comprensione delle tracce del passato.

Il perdurare, in questo territorio, di feste e riti, la frequentazione di siti come le grotte, le fonti e alberi speciali, conservano addormentate le tracce dei nostri antenati e soprattutto delle nostre antenate. E  tante storie della Majella, miti, testimonianze – ci raccontano le Majellane – devono essere rinarrate proprio per riconoscere la forza delle donne“.

La storia della Tabula

La Tabula è l’unica testimonianza in lingua osco-marrucina mai rinvenuta. Il documento narra della Dea della Grotta del Colle di Rapino  e dell’autorità femminile che regolava le relazioni sociali fra uomini e donne.

Un sogno a cui  stanno testardamente lavorando da tempo le Majellane è quello di ritrovare le tracce dell’antica tabula osca che narra di un luogo sacro di sacerdotesse cerie che educavano le fanciulle per maritarle.

La Tavola di Rapino si trovava all’interno della Grotta del Colle e fu studiata da Theodor  Mommsen (1846)  che ne propose l’acquisto al Museo di Napoli. Invece fu poi acquistata per l’Antikensammlungen di Berlino, da cui scomparve durante la II Guerra Mondiale. Finì poi clandestinamente  al Museo Puskin di Mosca.

Allo stato attuale se ne sono perse le tracce, poiché non è più chiaro dove sia conservata. Ed è questo uno degli enigmi che le Majellane stanno cercando di sciogliere. Ma tra una indagine e l’altra organizzano incontri, convegni e sostegno alle sindache del territorio, creando reti fra i paesi per una conversione ecologica dei luoghi che scommetta sul futuro.

Nel mentre continua la ricerca della tabula perduta, che non manca di colpi di scena e di impreviste e inimmaginabili relazioni, lontane e vicine, offrendo occasione di incontri con altre associazioni interessate alla conoscenza dei nostri territori.

LA LEGGENDA DELLE MAJELLANE

 

La Grotta del Colle di Rapino

Nel comune di Rapino, borgo della provincia di Chieti di poco più di 1200 abitanti, si nasconde uno dei siti archeologici più importanti d’Abruzzo. La Grotta del Colle è una meraviglia poco nota ma non ha nulla da invidiare al patrimonio archeologico più famoso.

Al suo interno stati rinvenuti diversi reperti: dai piccoli ex voto, tra cui anche monete, alla statuetta bronzea che si ipotizzava rappresentasse la cosiddetta Dea di Rapino. Alta 11 centimetri, rappresenta una figura femminile. Si colloca tra il IV e il III secolo a.C. Attualmente è esposta nel Museo della Civitella di Chieti

Ma il manufatto senz’altro più interessante è la piccola tavola, che attualmente è dispersa, di cui esistono diversi apografi (disegni) e immagini. Si tratta della Tabula rapinensis (Tavola di Rapino), una legge sacra incisa su una lamina bronzea in dialetto marrucino.

Su questo documento si fa riferimento alla comunità dei Marrucini e al culto di “Ceria Iovia” a cui, secondo alcuni studiosi, sarebbe connesso anche il rito della prostituzione sacra.

La statuetta bronzea Dea di Rapino, foto dal web
Grotta del Colle, foto dal web

Articolo di Antonietta Centofanti
Abruzzo Travel and Food

 

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Rapino (Chieti)

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