“Orto d’amore” si arricchisce per la cura di pazienti e familiari

Ortoterapia, l'esempio di Orto d'amore nell'hospice di Lanciano
Ortoterapia, una parte del gruppo di Orto d'amore nell'hospice Alba Chiara di Lanciano

Ci sono non solo verdure ed erbe aromatiche ma addirittura lo zafferano di Navelli, oltre al sogno di un frutteto antico, nel sensibile programma di ortoterapia dell’hospice Alba Chiara di Lanciano, all’interno del primo orto terapeutico in terra piena in una struttura per cure palliative, nato in Italia nel 2015.

Questo spazio, nel terreno di un ex convento dove si trova l’hospice, è stato chiamato Orto d’amore. E nome non poteva essere più appropriato. Qui si coltiva di tutto, in un giardino diviso da un viale di viti di uva fragola bianca e nera, e rose. E l’olio che si consuma nella cucina dell’hospice è assicurato dall’autoproduzione.

Come è nato il progetto Orto d’amore

“Quando muore un familiare o un amico assistito da noi con le cure palliative, spesso mi viene chiesto: “Come potremmo esservi di aiuto, cosa può servire alla struttura?”. A raccontarlo è il medico Pier Paolo Carinci, direttore degli hospice di Lanciano e Torrevecchia teatina. “Una volta mi Il timbro Orto d'amoresono preso del tempo – prosegue – e ho proposto di realizzare un sogno che accarezzavo da tempo: quello di creare qui un orto terapeutico”.

Nato dieci anni fa, Alba Chiara di Lanciano è stato il primo hospice pubblico in Abruzzo. Sono poi nate altre strutture simili nella regione: a L’Aquila e Avezzano, a Teramo, Pescara, Torrevecchia teatina. La struttura dove è l’hospice di Lanciano un tempo era un convento, poi una casa di riposo. Al posto dell’orto dei frati ai giorni nostri c’era però ormai solo un prato incolto. L’ispirazione era proprio quella dell’orto dei conventi medievali. Tutto è stato creato con un progetto e un iter burocratico normale ma materialmente è stato fatto con le mani e il contributo economico del volontariato. La ASL Lanciano-Vasto-Chieti ha fornito le autorizzazioni e ha predisposto l’approvvigionamento idrico dal pozzo.

 “Scavando per fare il lavoro – racconta Marina Paolucci, dottore in scienze forestali, l’agronoma che ha redatto il progetto e lo segue tuttora – abbiamo trovato tantissime pietre ma ci siamo intestarditi e siamo andati avanti. Il posto scelto era ideale: non solo perché c’è un pozzo per l’acqua ma perché alcune stanze dell’hospice si affacciano lì”. Una scelta di sensibilità verso i malati.

L’importanza dell’orto in una struttura per il fine vita

Certo, sottolinea il dottor Carinci, dei pazienti che curiamo in un anno solo il 10% va attivamente nell’orto.  Spesso si dimentica però che “in una Ortoterapia, la partecipazione di alcune ospiti dell'hospicestruttura per cure palliative precoci un paziente su tre, dopo aver completato il ciclo di cure, torna a casa, non muore qui. E spesso in questa degenza partecipa alle attività dell’ortoterapia”, afferma il medico. Per chi resta ed è impossibilitato dalla malattia a prendere parte attiva alla cura dell’orto, guardare attraverso la finestra le meraviglie che la natura offre ogni giorno ha in ogni caso il suo impatto positivo.
Diversi studi affermano come occuparsi di fiori e ortaggi, o anche solo osservarne la crescita, abbia una valenza psicologica positiva e terapeutica in diversi pazienti. Un po’ di sollievo per l’anima e magari uno stimolo interiore. “E’ accaduto, infatti, che alcuni ospiti si sono affacciati, hanno visto l’orto e hanno chiesto un piatto di spaghetti al pomodoro”, racconta Marina Paolucci, l’anima di Orto d’amore.

Un po’ di storia dell’ortoterapia

L’ortoterapia è una terapia collaterale esistente da secoli: l’aneddotica riferisce come nel 1600 i pazienti non abbienti erano invitati a coltivare terreni adiacenti l’ospedale per pagarsi le cure. Fu osservato che essi guarivano prima di coloro che non avevano questo obbligo. Le serre compaiono con finalità terapeutiche in America dopo il 1850 e nel secolo scorso la università del Michigan istituì un master in Horticultural Bambine realizzano uno spaventapasseri per Orto d'amoretherapy. In Inghilterra l’ortoterapia evidenziò nel dopoguerra i suoi effetti positivi sugli ex soldati che raggiungevano attraverso questa attività l’equilibrio psicofisico compromesso dal conflitto. Nel 1978 in Inghilterra fu creata la Società dei terapisti orticolturali. In Italia questa modalità di cure integrativa è stata avviata in vasconi di terra o la coltivazione di piante e fiori in aree adiacenti reparti di oncologia, hospice, residenze per anziani. Per quanto è dato saperne, allo stato attuale non è presente, nel panorama delle reti di cure palliative italiane, un progetto strutturato di ortoterapia che preveda la coltura su terreno di piante da orto (pomodori, melanzane, zucchine, cetrioli, peperoni, fagioli, zucche, cocomeri, fragole, peperoncini, tutte le piante aromatiche).

Situazioni conviviali e di leggerezza

L’orto ha un ottimo impatto sui pazienti ma anche sul personale della struttura che magari pranza lì e va a raccogliere i pomodori. All’interno dell’hospice Alba Chiara di Lanciano vengono anche organizzate cene con i parenti dei pazienti, il personale e i volontari, per creare momenti conviviali uniti all’educazione sanitaria e gastronomica. “Usiamo il forno a legna che si trova nel giardino per cucinare pizze e pani con farine speciali, oppure facciamo ogni anno un incontro sull’olio novello, dopo aver fatto quello del nostro terreno. Tutti i volontari e i parenti dei pazienti portano il proprio olio, facciamo venire un esperto che li analizza, un momento per creare anche una consapevolezza alimentare. Tutto si conclude con una cena insieme”.

“Noi non curiamo solo il paziente, curiamo la famiglia”, tiene a sottolineare Pier Paolo Carinci. Ed è questo principio che lo ha condotto nel creare e portare avanti tutto questo in una struttura, quella per malati terminali, altrimenti associata solo alla morte.

Il progetto di ortoterapia si è arricchito con “il ciclo” dello zafferano

Il progetto con lo zafferano
Marina Paolucci e Pier Paolo Carinci, motori dell’Orto d’amore, insieme a Massimiliano D’Innocenzo, presidente del consorzio zafferano dell’Aquila

Tre anni fa Orto d’amore ha messo a segno un bel progetto con il Consorzio per la Tutela dello zafferano dell’Aquila. Il presidente del consorzio, Massimiliano D’Innocenzo, “è venuto qui per una giornata di incontri sullo zafferano e ci ha regalato una decina di chili di bulbi che da quel momento, ogni anno, vengono messi a dimora per poi fare la raccolta in autunno, in un ciclo che si rinnova”, fa sapere Pier Paolo Carinci. Ed anche questa è terapia per l’anima. “La ripetizione – sottolinea il medico – dà il senso del fluire del tempo che però non finisce. Lo stesso nome Alba Chiara è stato scelto per questo, perché nessuna notte è tanto lunga, alla fine l’alba arriva sempre”.

Il sogno del frutteto di piante antiche

L’hospice Alba Chiara di Lanciano si appresta a tagliare il traguardo dei dieci anni. “Con l’emergenza Covid – spiega il direttore della struttura – non sappiamo cosa potremo fare ma ci piacerebbe organizzare una giornata con un cantante o una persona dello spettacolo sensibile ai temi della malattia e del fine vita, magari per fare un incontro con le scuole e una serata musicale nell’hospice”.

Intanto nell’Orto d’amore si continuano a progettare spazi: il sogno adesso è creare un frutteto di piante antiche, con passerelle accessibili a tutti.

Enrica Di Battista
Abruzzo Travel and Food

Come arrivare a Lanciano

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