Uno strumento che racconta l'Abruzzo delle tradizioni popolari

Irma Di Benedetto e l'organetto abruzzese
Irma Di Benedetto suona da quando aveva dieci anni l'organetto abruzzese

Una bambina di appena 10 anni e uno strumento musicale che, meglio di altri, racconta l’Abruzzo più profondo: lei è Irma Di Benedetto, ora giovane donna e mamma di Chiara. Lo strumento musicale è l’organetto diatonico, in regione noto come organetto abruzzese (in dialetto ddù bottë, vediamo poi perché…).

La storia che lega Irma Di Benedetto all’organetto è lunga, scandita da anni di studio con un maestro che andava in casa,  concorsi nazionali e internazionali, (prima classificata al Campionato del Mondo AMISAL cat. E Was born), concerti e, naturalmente, serenate.

La storia di Irma Di Benedetto, musicista e giovane mamma

Un amore assoluto che neppure la nascita della figlia ha ridimensionato. “Per il momento – ci racconta – non faccio più concerti in giro. Ma continuo a suonare, anche con Chiara. Lei al tamburello e io all’organetto. Ed è sempre una grande emozione, è la vita. Ma non ho rinunciato alle serenate destinate alle spose, la notte che precede le nozze. E prima o poi tornerò a suonare in pubblico”.

Per Irma l’organetto è anche un modo di raccontare un Abruzzo segreto, intimo. Quello dei riti della tradizione popolare abruzzese, legati a cerimonie religiose, alla vita nei campi, alle feste e che hanno il loro fulcro imprescindibile nella musica di questo ritrovato strumento.

       Oggi il suo palcoscenico si chiama YouTube

Ma facendo parte a pieno titolo della generazione digitale ha trovato un modo per restare in contatto con il pubblico. Tutto è accaduto per caso grazie a un video girato nel giorno del suo matrimonio, dove c’è lei in  abito bianco che suona l’organetto. Il video finisce su YouTube e diventa virale con oltre due milioni di visualizzazioni.

Perché allora, pensa Irma Di Benedetto, non registrare periodicamente dei brevi concerti e metterli in rete? Così è stato e il suo canale YouTube ad oggi ha oltre 15 mila iscritti da ogni parte del mondo. E lei, diligentemente, traduce tutti i commenti.

Brevi accenni storici dell’organetto

Una leggenda vuole che una sera d’estate del 1863 un contadino marchigiano, Paolo Soprani, ospitò presso il suo casolare di Castelfidardo un pellegrino austriaco di ritorno dal santuario di Loreto. Il pellegrino portava con sé uno strano oggetto musicale.  Paolo Soprani affascinato dallo strumento, ne avrebbe realizzato una copia e da lì avrebbe poi fondato la sua famosa fabbrica.

Una seconda ipotesi,  altrettanto plausibile, è quella che l’organetto sia arrivato in Abruzzo grazie ai rapporti commerciali tra il porto di Ancona e quello di Giulianova. Non è un caso  infatti, se le ditte di costruzione si trovano in particolare nella provincia di Ancona e nel Teramano.

Come funziona l’organetto e perché è detto ddù bottë

L’organetto abruzzese o ddù bottë, secondo la descrizione che ne fa Alessio Menzietti musicista e docente,  è una fisarmonica diatonica. La versione più diffusa in Abruzzo è quella a due bassi, da cui il nome. È con buona sostanza un aerofono a compressione in cui l’aria viene compressa e incamerata mediante un mantice azionato dal suonatore, che è il corpo mobile dello strumento. L’aria fa vibrare delle ance metalliche che producono il suono. La caratteristica principale del nostro strumento è che ad ogni tasto corrispondono due suoni (bitonico).

Come è fatto l’organetto

È realizzato in diversi tipi di legno o compensato, assemblando in un unico corpo colorato e traslucido di madreperla, con trafori ad arabesco, tre parti fondamentali: il mantice, fatto di cartone a soffietto opportunamente piegato con una pressa e dimensionato secondo la grandezza dello strumento; la cassa dei bassi che contiene le ance metalliche dei bassi; la cassa del canto con relative ance di canto.

Caratteristici sono dell’organetto i tasti realizzati con bottoni di madreperla. Ne esistono diversi tipi, a due, quattro, otto e dodici bassi, ma il modello più diffuso è il due bassi detto organetto abruzzese, appunto il ddù bottë.

Antonietta Centofanti
Abruzzo Travel and Food

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