Per un turismo lento, da gustare e assaporare

Sta nascendo la Comunità Slow Food Valle del Tirino
Il fiume Tirino, foto Simonetta Caruso

Nell’Abruzzo interno, a 40 chilometri da L’Aquila, un gruppo di persone  sta lavorando alla nascita della Comunità Slow Food della Valle del Tirino che va da Navelli a Capestrano, da Ofena a Villa Santa Lucia. Si tratta di un gruppo assolutamente eterogeneo per provenienza, storie, età. Ma con una visione comune: la salvaguardia e la tutela del territorio in tutte le sue possibili declinazioni.

La visione è quella di ripartire dal basso, dalla forza degli individui che si alleano quando, di fronte a una crisi comune, manca un chiaro indirizzo politico. La crisi è quella ambientale con le sue minacce alla vita sulla Terra così come la conosciamo oggi. Ma è anche quella agricola e alimentare con conseguenze sul patrimonio culturale, la coesione sociale e il benessere delle persone.

Cosa sono le Comunità Slow Food?

La comunità Slow Food è composta da un gruppo di persone che condivide i valori del movimento internazionale Slow Food (ribaditi nella Dichiarazione di Chengdu), a partire dal suo assunto principale: ossia che il cibo buono, pulito, giusto è un diritto di tutti.

Le Comunità Slow Food si fondano sulla condivisione di uno o più progetti a livello locale e sulla contaminazione con altre realtà. Ogni Comunità sceglie pertanto di impegnarsi nella realizzazione di almeno un obiettivo nella dimensione locale in cui opera.

“Ogni progettualità, iniziativa, ogni proposta – ci dice Simonetta Caruso, fotografa, copywriter e imprenditrice aquilana, rientrata stabilmente in Abruzzo dal 2016 dopo anni trascorsi a Milano – dovrà fondarsi sul rispetto della biodiversità dei nostri territori e di tutte le specie animali e vegetali che lo abitano. Il nostro sogno è quello di poter costruire un ecosistema dove l’isolamento e l’abbandono possano cedere il passo ad un rinnovato senso dello stare insieme”.

Chi sta lavorando al progetto

Capestrano fulcro della comunità slow food valle del Tirino
Capestrano

In questo gruppo oltre a Simonetta Caruso ci sono Serena e Valerio, giovanissimi laureati all’Università di Scienze Gastronomiche del Pollenzo (Cuneo), Maria Giovanna Migliorati, titolare dell’enoteca Vin Noir in paese e Mariasole Ciccone, laureanda in relazioni internazionali.

Gli obiettivi della Comunità Slow Food nella Valle del Tirino

Nel Manifesto della Comunità Slow Food il tema centrale riguarda un modello di turismo calibrato su un territorio che non è fatto per i grandi numeri. Un turismo per viaggiatori lenti e consapevoli, desiderosi di mettersi in profondo collegamento e ascolto con il territorio e l’ambiente.
“E per fare questo – continua Simonetta – anche l’offerta non deve essere quella del “mordi e fuggi”. Questo è un pericolo che stiamo correndo. Nell’estate 2020 vedo un turismo frettoloso, poco attento, chiassoso. Questo territorio non può e non deve offrire questo. Ce lo dicono con chiarezza i piccoli borghi e le piccole case”.

Biodiversità nella Valle del Tirino
Un esempio della ricca biodiversità nella valle del Tirino

L’auspicio della nascente Comunità Slow Food della Valle del Tirino è che questa terra sia scoperta da esploratori che, attraverso l’ambiente e il cibo, non solo facciano la conoscenza di un luogo, ma anche di se stessi. Che amino passeggiare lungo gli argini del Tirino, per coglierne il profumo, i sussurri, il brulicare della vita.

“Capestrano sta avendo il suo momento di gloria. Ma perché questo non sia una moda del momento, come il bar di tendenza in cui tutti vanno per un po’ di tempo e poi via, si devono attivare dinamiche di scambio tra la popolazione e i viaggiatori. E ogni evento, ogni iniziativa deve essere in grado di coinvolgere chi vive già in questi luoghi. E’ il momento di trovare alternative. Perché non tornare a interrogare la tradizione attraverso la cultura per alimentare cortocircuiti solo apparentemente strani, che aprono la possibilità a nuove strategie di futuro?”.

Nella valle del Tirino un piccolo festival sul cinema ambientale

“Tutti si chiedevano – racconta Simonetta Caruso –  che cosa andassi a fare in un paesino di scarse 900 anime! Da quando sono arrivata, non mi sono fermata un attimo. Il destino, la curiosità o il caso mi hanno fatto incontrare Gianluca Fratantonio, l’ideatore di Strano Film Festival, il festival internazionale del cinema dedicato alla Terra che ormai organizziamo da 4 anni alla fine di agosto e che vede la partecipazione di numerosi cortometraggi ogni edizione”.

Simonetta Caruso
Simonetta Caruso

Si tratta del primo festival dedicato alla cultura della terra, di chi la lavora, di chi la abita. Simonetta si occupa dell’organizzazione e della parte burocratica ed è la referente sul territorio perché gli altri due soci, il direttore artistico, Gianluca Fratantonio ed Elizabeth Tomasetti (visual artist e scenografa americana, con famiglia d’origine abruzzese, che ha scelto Capestrano come seconda casa) vivono rispettivamente a Parigi e Brooklyn. Quest’anno a causa della pandemia il Festival è stato rinviato al 2021 ma tutti i protagonisti continuano a rimanere in stretto rapporto  con il luogo. L’incontro tra gli artisti e il territorio, le persone che lo abitano e l’agricoltura che praticano, hanno nel tempo creato una relazione solida che culmina ma non si esaurisce nelle giornate del Festival.

Ovviamente, soprattutto in un contesto come l’Abruzzo interno, non si vive di sola arte. “Quindi – conclude Simonetta Caruso – ho ristrutturato a Capestrano una vecchia casa che avevo comperato 20 anni fa per farne un luogo che potesse ospitare chi, come me, è alla ricerca di quiete e di tempo lento. E quest’anno ho ampliato l’offerta con la ristrutturazione di un’altra casa. Era un mio sogno quello che questo borgo potesse diventare un luogo di artisti e pensatori. Sono arrivati e continuano ad arrivare persone da diverse parti del mondo che scelgono di restare a vivere qui. Ed è bellissimo”.

Crediti fotografici: Simonetta Caruso

Antonietta Centofanti
Abruzzo Travel and Food

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Dove si trova Capestrano

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