La storia di due cognati condannati a morte nel Seicento

La zecca clandestina a Capestrano

Una storia quasi sconosciuta, estremamente avvincente, parla di una zecca clandestina a Capestrano. Un falsario che stampasse oggi in Italia degli Euro contraffatti rischierebbe dai 3 ai 12 anni di carcere. Ma anticamente si pagava con la vita.

Dante e il falsario all’Inferno

Un precedente noto è riportato da Dante Alighieri (del quale ricorre quest’anno il settimo centenario della morte). Il Sommo Poeta colloca Mastro Adamo, falsario di monete, all’Inferno fra i dannati delle Malebolge. Gli studiosi contemporanei hanno identificato Mastro Adamo. Sarebbe stato un artigiano di origini inglesi vissuto a Bologna attorno al 1270. Fu arso sul rogo nel 1281 per aver falsificato fiorini d’oro di Firenze.

I due falsari della zecca a Capestrano

      Alla pena di morte furono condannati i falsari ancora per molti secoli successivi. Come accadde nel dicembre del 1608 a Leonardo Pucciarello, originario di Popoli, che fu giustiziato sulla forca a Chieti. Era stato giudicato colpevole di aver fabbricato monete false: in particolare “grani” d’argento, “cianfroni” (mezzi ducati d’argento), “tornesoni” (multipli di tornesi di rame) ricavando una parte del metallo necessario dalla tosatura di monete autentiche. Qualche settimana prima di lui era morto, per le torture subìte, suo cognato Ruggero De Geronimo, di Capestrano, imputato degli stessi reati. Questi, sotto tortura e forse nel tentativo migliorare la sua posizione, aveva  accusato il cognato Leonardo di averlo spinto sulla cattiva strada.

La loro sorte tragica è narrata da Silvia Mantini, docente di Storia Moderna presso l’Università dell’Aquila, in una monografia sui Medici di Firenze in terra d’Abruzzo e in particolare sul loro feudo di Capestrano tra i secoli XVI e XVII.

 I due cognati, accusati di aver impiantato una zecca clandestina di Capestrano in casa di De Geronimo, subirono un lungo processo da parte della Regia Udienza di Chieti. In base alle disumane procedure dell’epoca, subirono continue torture perché confessassero e magari denunciassero eventuali complici.

Molti falsari, notevole la circolazione di monete contraffate

Come si rileva dagli atti del processo, la circolazione di monete contraffatte era notevole nella zona. Fu Ruggero De Geronimo a confessare in proposito che “…Iovenale Frenzelluto me disse che Giovanne Sante ‘dello strappo’ [soprannome, nda], suo compare, l’havea detto che nella casa d’Ottavio Tagliente de Capestrano stava gran quantità de moneta falsa nascosta e sotterrata, et era quella che fu fatta in Forca di Penne da Valerio Stallone et altri de Ofena”.

A parte la zecca clandestina di Capestrano, sembra di capire che l’accertata diffusione dei falsari indusse il Regio Uditore di Chieti, tale Cavarretta, alla massima severità della pena. La professoressa Mantini scrive tra l’altro: “Dai numerosi risvolti processuali è emerso che esistevano molti potenziali falsari, nonché transazioni a rischio, nella fascia di territorio esteso fra Popoli, San Pio, Ofena e Forca di Penne; area rispetto alla quale la città di Capestrano, equidistante da L’Aquila e da Chieti, rivestiva un ruolo di assoluta centralità…”.

La truffa alla contadina di Santo Stefano di Sessanio

Una volta i due cognati avevano comprato circa 150 chili di grano da una contadina di Santo Stefano di Sessanio, Costantina de Minicuccio. Avevano pagato la donna con monete false, mischiate a una piccola quantità di monete buone. Ma, come disse al giudice De Geronimo, appena un’ora dopo essere tornati a casa, a Capestrano, “venne il Commissario et altri che pigliono me et Lonardo carcerati”. L’estrema velocità con cui furono scoperti dimostra che molta moneta contraffatta circolava in quei territori e quindi la popolazione era particolarmente attenta.

I falsari nell’Abruzzo interno, questione ben nota ai Medici

Silvia Mantini, a conclusione del racconto, commenta: “L’intervento sulla vicenda della zecca clandestina di Capestrano…poteva rappresentare per la Corona spagnola una questione seria da monitorare e arginare, in un territorio che presentava dinamiche di controllo niente affatto scontate. Ne erano ben consapevoli i Medici, che puntualmente facevano riportare a Firenze rendiconti e descrizioni del territorio, della città e della Baronia di Carapelle”.

Giorgio Mendicini
Abruzzo Travel and Food

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