Il recupero della filatura e le ricerche su lana, canapa e lino

Più di venti anni fa Assunta Perilli ha lasciato il suo lavoro da archeologa per dedicarsi totalmente alla tessitura al telaio, alla filatura e alla ricerca storica dei tessuti usati nel corso del tempo nei territori di montagna dell’Abruzzo, in particolare lana, lino e canapa. Vive a Campotosto, in un paese in provincia dell’Aquila tra i Monti della Laga, colpito duramente dal terremoto del 2017. Lavora nella sua piccola e accogliente bottega “La fonte della tessitura” dove si entra in un’altra epoca dai ritmi lenti, più giusti e umani. Al calore della sua stufa economica, tra filati colorati e dalla filiera rintracciabile, stoffe tinte con colori naturali, calde giacche o colorate pantofole, Assunta racconta la sua storia ai clienti e ai giornalisti che vanno a trovarla. Perché Assunta è diventata famosa anche per aver creato il kilt donato a Carlo d’Inghilterra nel 2017 dalla Casa delle Donne della vicina Amatrice, associazione di cui è tra le fondatrici ed attualmente vicepresidente.

La storia di Assunta Perilli, l’archeologa tessitrice

Assunta Perilli ha cominciato a tessere quando nel 2000 ha trovato in cantina il telaio della nonna, tutto smontato. Un telaio dell’Ottocento che ha poi ricomposto dopo un lavoro difficile, lei che non aveva mai messo le mani su un telaio. Ha convinto, e anche questa non è stata cosa facile, le anziane del paese che conoscevano l’arte della tessitura ad iniziarla ai segreti di questo mondo. Assunta ha scelto infatti di non andare in una scuola di tessitura ma di imparare dalla tradizione orale, come una volta. Il rapporto con le anziane, che poi Assunta chiamerà “le nonne”, non è stato idilliaco all’inizio perché era come se loro dovessero testare la vera convinzione di Assunta a voler imparare quest’arte. Poi tra le anziane e Assunta si è instaurato un rapporto solidissimo e sono diventate una famiglia. Oggi “le nonne” non lavorano più con Assunta, sono morte, anche centenarie, e la “nonna” ancora viva è troppo anziana. Nel corso degli anni Assunta è diventata esperta della filatura abruzzese di alta montagna tra Amatrice e Scanno. Dopo il terremoto è rimasta senza telaio per un anno e si è poi dovuta riadattare in una casetta di legno perché la sua vera bottega è oggi inagibile. Lavora con due collaboratrici e ci tiene a precisare che la sua resta per scelta una piccola bottega artigiana: avrebbe potuto prendere altre strade, magari traferire l’attività in città, soprattutto dopo il terremoto che ha distrutto Campotosto, ma che senso avrebbe fare la tessitura di montagna in un altro ambiente? E anche la scelta di non vendere online ha un perché etico: se ti interessa ciò che faccio – dice – vieni a Campotosto, vivi questo luogo.

Dopo aver studiato e catalogato la filiera della lana, Assunta ha ricostruito e catalogato la filiera del lino, dalla coltivazione fino alla filatura. E’ accaduto in particolare quando è morta, anche lei centenaria, un’anziana del paese, nonna Laurina: la nipote ritrovò una bustina di semi di lino, quelle piantine dai fiori azzurri che in paese coltivavano in vasi sui balconi. E da lì ha cominciato anche a sperimentare la coltivazione del lino.

Assunta ha collaborato anche con la cattedra di archeologia sperimentale dell’Università di Roma La Sapienza per approfondire gli studi su come filavano nella preistoria e gli etruschi. E’ stata nominata Ambasciatrice del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga. Nel 2018, per un evento in collaborazione con il Parco, ha ricostruito e tessuto il costume d’epoca, che ha mostrato in una sfilata insieme ad altri abiti tutti realizzati al telaio da lei e dalle sue collaboratrici. Un successo costato mesi e mesi di lavoro.

La bottega di Assunta Perilli

Lavorare al telaio oggi “è una vera rivoluzione”

In tempi in cui la globalizzazione ci ha portato a indossare tessuti lavorati da operaie sfruttate o peggio da bambini-schiavi nell’altro capo del mondo, tessuti spesso di scarsa qualità e a volte dannosi per la salute, venduti nei paesi ricchi a prezzi stracciati, tessere al telaio e vivere di questo è una scelta controcorrente tutta da ammirare.

“Lavorare al telaio è una rivoluzione. Ne sono fermamente convinta da quando ho cominciato a lavorare al telaio e la gente pensava che fossi impazzita. Mia madre si disperava perché tutti in paese dicevano: “Si è laureata e ora si mette a tessere? Perché la tessitura era vista come un lavoro femminile, anzi non un lavoro ma un passatempo, una lavorazione di autosussistenza. Anche le ‘nonne’ all’inizio erano convinte di questa cosa perché quando un cliente mi commissionava una coperta, loro sapendo che dietro c’è un lavoro lunghissimo, e temendo che mi affaticassi troppo, dicevano “Ma perché non se le comprano belle e fatte?”.

“Le mie clienti, alcune consapevolmente altre meno, indossano in città la mantarella abruzzese revisionata. Sui monti della Laga è come oggi una targa: la donna veniva identificata nella sua provenienza dal colore o dalla tipologia di questo capo. A Campotosto la mantarella era tutta nera con delle righette bianche e una righetta rossa. Oggi quella mantarella è diventata una gonna, una sciarpa, una mantella. Abbiamo riadattato con il consenso delle “nonne” tutti questi pezzi che caratterizzano la Laga in oggetti che si possono indossare ovunque”.

I pesciolini creati da Assunta Perilli, oggi Sardine

A Campotosto dalla festa del lino al Festival del Mazzapuregliu

Nonostante il terremoto, nonostante lo spopolamento che colpisce questi territori da ben prima del sisma, come accade in tutto l’Appennino, Campotosto è un paese che gode di un panorama unico vista lago e di una natura spettacolare.

I mazzapuregli dal profilo Facebook di Assunta Perilli

Qui passa il percorso di trekking Il Cammino nelle terre mutate. Questo, tra le altre cose, è il paese della famosa Mortadella di Campotosto, presìdio Slow Food.

E qui Assunta Perilli a giugno organizza la Festa del lino e poi il Festival del Mazzapuregliu. Il mazzapuregliu è rappresentato dalla tradizione popolare come uno gnomo dispettoso con il berretto rosso. Questa figura ricorre nei ricordi dell’infanzia di tutti i campotostari, soprattutto una volta, quando si dava la colpa di qualsiasi avvenimento poco gradito al mazzapuregliu. Ogni anno si svolge quindi il concorso per eleggere il più bel mazzapuregliu fatto a mano.
Il sogno ancora non realizzato di Assunta è aprire una scuola di tessitura ma, precisa, “non voglio farla altro che qui, a Campotosto”.

Potete conoscere meglio Assunta Perilli attraverso il suo blog 

Print Friendly, PDF & Email