LUCIA CRU, DA PERUGIA A L'AQUILA PER AMORE DI L'AQUILA

Non è solo una sommelier professionista, lei fa parlare i prodotti tipici dell’Abruzzo che ama, abbinandoli ai vini. Lucia Cruccolini per tutti è Lucia Cru: diminutivo ‘enologico’ perfetto, vista la sua professione. Nomen omen (nel nome un destino). si direbbe. Lei ama essere definita semplicemente “un’eterna studentessa: perché non si finisce mai di imparare!”.

>>Che vuol dire Cru?

“Sei anni fa a L’Aquila non dormivo per il silenzio assordante”

Nata a Perugia da mamma aquilana, Lucia Cru ha scelto di trasferirsi nel capoluogo d’Abruzzo sei anni fa. Ancora ferita profondamente dal terremoto del 6 aprile 2009, sei anni fa il centro di L’Aquila era ancora spettrale, disabitato e pieno di macerie. Una scelta controcorrente, dunque, dettata solo dall’amore per questo luogo.  “Pur essendo legata alla mia terra natale, ho sempre amato L’Aquila, città dove trascorrevo le vacanze – racconta Lucia Cru -. Quando sono venuta a vivere qui, tra i primi abitanti nel centro storico di questa città, inizialmente non riuscivo a dormire per il silenzio: questa la prima cosa che mi ha impressionato, ma in senso positivo. Un’altra cosa che mi ha colpita di L’Aquila è il colore particolare del cielo, al quale mi sono sentita più vicina, come in un abbraccio. Sono rinata insieme a L’Aquila, mi sono ricostruita anche io insieme a lei. All’inizio è stata dura sentire il rumore dei miei passi in solitaria nel centro. Io parlavo con le macerie. La mia formazione umanistica me le ha fatte amare, non le ho mai viste come sassi. Da quelle pietre piene di storia si deve rinascere. I fiori tra le macerie sono il segno della rinascita”.

Una metafora che vale anche per la situazione attuale in un domani da ricostruire con positività.

Lucia Cru, sommelier che fa parlare i prodotti tipici
lavori di ricostruzione de L'Aquila

Dalla passione per olio e vino a quella per altri prodotti tipici

Lucia è docente e professionista dell’Associazione italiana sommelier (Ais) prima a Perugia e da anni ormai a L’Aquila, dove insieme ai colleghi organizza corsi di formazione. La sua passione per il vino e per i prodotti tipici ha radici culturali legate al suo percorso umanistico, legato all’arte, alla letteratura e alle conoscenze antropologiche. “Ad un certo punto – racconta – ho sentito il bisogno di cercare anche il bello da assaporare. Così sono diventata degustatrice di olio e di vino e poi ho ampliato la conoscenza ai prodotti tipici: formaggi, salumi e grani, qui in Abruzzo così importati e ancora presenti”. Lucia ha approfondito le conoscenze raggiungendo un’alta specializzazione nel gusto che comprende Master conseguiti prima in Umbria e poi in Abruzzo. Fa anche parte delle “Donne del vino” e ha all’attivo vari corsi e collaborazione.

La biodiversità unica dei prodotti tipici d’Abruzzo

L’Abruzzo è una regione unica perché in pochi chilometri è racchiuso un concentrato di tutto: montagna, collina, mare. “E questo – fa notare Lucia Cru – si riflette anche nei prodotti tipici e nel vino. Una peculiarità quasi unica. Il Montepulciano d’Abruzzo ha miriadi di cloni, per così dire, perché le uve provengono da territori molto diversi tra loro come Ofena (L’Aquila), Chieti e Pescara. C’è una moltitudine di sensazioni. C’è un’area immensa con una particolare sperimentazione della viticultura in montagna che è eroica”.

In particolare, ricorda Lucia, “mi sono innamorata della zona che da Navelli arriva ad Ofena, il cosiddetto forno d’Abruzzo”, detto così per via delle temperature estive che raggiungono anche 40 gradi e per le escursioni termiche notturne, trovandosi sotto al Gran Sasso. “Qui ho ritrovato ulivi e vigneti e mi sono ritrovata anche a casa mia, in Umbria”, racconta.

“L’emozione dei prodotti non ha età”

Lucia Cru quattro anni fa ha creato anche Cheese, un evento di gemellaggio tra Umbria e Abruzzo sui vini e formaggi, portando a far conoscere nella sua terra d’origine gli eccezionali prodotti tipici della regione d’adozione e del cuore. “La promozione dei prodotti tipici è nel dna. E l’emozione dei prodotti non ha età: questo cerco di trasmettere nei corsi da sommelier. Do la parola ai prodotti tipici, parlo per loro. L’abbinamento vino e cibo è l’apice della degustazione. Quando il calice incontra il piatto arriva il completamento della conoscenza”.

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