Una meraviglia ritrovata a Navelli, in Abruzzo

Vestini, il letto in osso di Navelli
Il letto funerario in osso ritrovato a Navelli, in Abruzzo, in una necropoli dei Vestini

Della vita quotidiana e delle abitudini dei Vestini, antico popolo del centro Italia dal 302 a.C. alleato con Roma, i libri di storia, al netto di quelli specialistici, raccontano poco. Si sa che a partire dal II-I secolo a.C., come molte delle popolazioni alleate di Roma, i Vestini ne diventano in pratica una colonia.

Nelle necropoli e nei siti archeologici abruzzesi sono stati fatti negli anni spettacolari rinvenimenti che hanno contribuito a far luce sulle abitudini dei Vestini e sulla storia di questi territori. Un esempio è quello dei letti in osso o meglio letti funerari costruiti in legno e rivestiti in osso. In Abruzzo solo quelli ritrovati sono circa 100 e sono stati scoperti in particolare nella zona centro-settentrionale della regione. Tutti risalgono al periodo tra il II sec. a.C. e il I sec. d.C. I primi ritrovamenti si ebbero alla fine dell’Ottocento e proseguirono per tutto il Novecento, legati all’infittirsi delle ricerche sui culti funerari.

Uno degli splendidi letti funerari tornati alla luce tra il 2006 e il 2008 a Navelli, nel sito archeologico di Incerulae, è il cosiddetto “letto della principessa dei Vestini”. E’ stato scoperto durante gli scavi per il rifacimento dell’asse stradale che collega internamente L’Aquila con Pescara. Era appartenuto con tutta probabilità ad una donna di alto rango di questa popolazione. Si tratta di un letto funerario in osso molto ben conservato, restaurato grazie ad un progetto dell’Istituto superiore centrale per il restauro.

Il rito funebre dei Vestini

Come rileva l’archeologa Alberta Martellone, la cerimonia funebre dei Vestini prevedeva una processione nella quale era centrale il trasporto del defunto al di sopra di un letto a imitazione dei modelli regali in avorio o in bronzo, come rappresentato nel celebre rilievo da Amiternum rinvenuto nel 1874 a Preturo (L’Aquila). La processione si concludeva con la deposizione del defunto nella camera, adagiato sul letto, insieme agli altri oggetti simbolo della sua ricchezza. il letto era parte integrante del corredo, e infatti, qualora le dimensioni delle camere lo permettessero, il defunto veniva adagiato sul piano di calpestio, attorniato dal vasellame ceramico e non solo, con il letto accanto, come attestato a Navelli. La cerimonia funebre consisteva nel rito incineratorio – un chiaro e netto richiamo a costumi tipicamente romani – o in quello inumatorio, di ascendenza italica.

   Il letto si trovava all’interno di una grande tomba a camera che conteneva i resti di almeno sette individui e due feti oltre a resti di animali di piccola e grande taglia (volatili, caprini, ovini e bovini) sparsi sul piano dell’inumazione. Il cadavere della donna era coricato lungo la parete di fondo, il corpo circondato da 14 balsamari.

Un letto in osso di grande pregio

Elegantissimo e raffinato, pieno di richiami alla cultura e alla moda romana con le Menadi scolpite sulle gambe e i volti femminei pettinati ”all’Ottavia” (un’acconciatura particolarmente in voga nella Roma del I sec. a.C. con un ciuffo sulla fronte e una crocchia appuntata sulla nuca), il letto funebre si trovava tra l’ingresso della tomba e il corpo della defunta, che aveva circa 30-40 anni. Il letto funerario era formato da un telaio a fasce, sorretto da quattro gambe e con due cuscini (‘fulcra’) adagiati sui lati corti, un po’ sullo stile di una più moderna dormeuse. La struttura era in legno rivestito in osso.

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Letto in osso della principessa dei Vestini
Una parte del letto di Navelli in osso, foto Angelo Rubino
Particolari del letto funerario in osso dei Vestini
Eros che suona la cetra, un dettaglio del letto. Foto Angelo Rubino
Le figure di profilo che decorano il letto funerario in osso
I volti femminili che decorano il letto funerario. Foto Angelo Rubino

   Tanti indizi fanno pensare che questa meraviglia fosse stata realizzata per un personaggio femminile di alta levatura. Lo testimoniano gli oggetti da toletta ritrovati nella tomba (oltre ai balsamari, due ollette da impasto, un tegame, una ciotola, una pisside in ceramica a vernice nera, anche spilloni, un pettine in ossa, uno specchio in bronzo) e soprattutto il profilo femminile che ricorre nella decorazione del letto (probabilmente il ritratto stesso della defunta). Com’era d’uso per questo tipo di oggetti, il tema richiama i riti dionisiaci e sulle gambe sono raffigurate le Menadi danzanti in procinto di sacrificare un animale. Ma il letto funerario di questa ‘principessa’ vestina ha anche qualche cosa di più, un richiamo ad Eros colto nell’atto di suonare la cetra con il plettro che esula dall’iconografia abituale dei letti funerari abruzzesi.

   Insomma un pezzo estremamente particolare, oltre che per lo stato di conservazione, anche per le caratteristiche estetiche, anche se il genere dei letti funerari in osso non era una rarità in quell’epoca. Gli archeologi – fanno notare i restauratori – hanno trovato manufatti affini in molti siti dell’Italia centrale, datati prevalentemente tra il II sec. a.C. e il I d.C. L’ispirazione arrivava dal mondo ellenistico, dove sono stati ritrovati esemplari ancora più preziosi, decorati con l’avorio e con il bronzo.

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