Una folgorazione nata molti anni fa davanti ad un camoscio

Ha cominciato a fotografare all’età di 14 anni e da allora non ha più smesso; da 20 anni, inoltre si dedica alla fotografia naturalistica: Angelina Iannarelli vive a Cassino dove svolge la professione di consulente fiscale ma appena può scappa nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm). “Adesso che ho i figli grandi posso farlo. In un’ora e mezza sono sui sentieri”, racconta.

Ha cominciato a fotografare da adolescente e ha continuato a farlo anche da ragazza e con il fidanzato, futuro e attuale marito, avevano allestito una camera oscura per sviluppare e stampare le foto.

La passione per il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise – per tutti e tre i versanti – è nata molti anni fa davanti ad un camoscio, trovandoselo di fronte durante un’escursione. Questa fotografa naturalista ama talmente la natura e la biodiversità di questi luoghi che ne indaga tutti gli aspetti. Angelina Iannarelli ama seguire dei filoni e non li lascia finché non ha scandagliato il possibile. “La fotografia è per me uno strumento per raccontare la natura. Cerco spunti per approfondire altro. Ma non mi sento mai esperta di nulla”, afferma con grande modestia.

Quello di Angelina Iannarelli è un metodo di fotografia documentaristica più che artistica. Come altri fotografi specializzati nel Parco d’Abruzzo, Angelina Iannarelli ha collaborato con l’Ente parco: anni fa segnalò la presenza di crostacei rari nelle pozze di alta quota. Ne nacquero delle ricerche che il Parco nazionale d’Abruzzo fece per circa cinque anni e si arrivò al censimento di una ventina di specie rare e nuove, alcune visibili ad occhio nudo altre talmente piccole da poter essere osservate solo al microscopio.

Angelina Iannarelli ama tutta la biodiversità del Parco. I suoi soggetti preferiti sono il camoscio, i cristalli di ghiaccio, la fotografia macro per fiori e insetti. “Magari faccio appostamenti di ore. Sono capace di stare anche una giornata inginocchiata a cercare la foto giusta ma per scattare foto non sposto nulla, non tocco nulla”, ci tiene a dire con un sacro rispetto dell’ambiente.

In 20 anni di fotografia naturalistica, nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise come è cambiata la biodiversità? “E’ mutata molto soprattutto nelle zone umide – spiega -, aree in grande restrizione. E questo è un grave problema per gli anfibi”, specie che Angelina Iannarelli ama particolarmente. Dai confronti avutio con gli esperti del settore, il fenomeno risulta in stretta connessione con i cambiamenti climatici in atto. Sisa infatti che in generale gli anfibi sono in sofferenza. “L’ululone appenninico, una specie di rospetto, è un anfibio indicatore e sono circa tre anni che non riesco a vederlo. Così come, ultimamente, c’è una difficltà ad avvistare la salamandra pezzata”, racconta.

 

Enrica Di Battista

Foto gentilmente concesse da Angelina Iannarelli

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