Vetuste e incantevoli: le foreste d’Abruzzo

Foreste vetuste in Abruzzo: foto Bruno D'Amicis
Un'immagine di una foresta vetusta in Abruzzo, foto Bruno D'Amicis

Tra le meraviglie d’Abruzzo un posto in prima fila lo meritano le foreste vetuste. Ve ne abbiamo accennato in un articolo un po’ di tempo fa, qui andiamo oltre per descrivere una storia incredibile che ha portato le faggete vetuste al prestigioso riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’Umanità.

Dove si trovano le foreste vetuste d’Abruzzo?

Cinque nuclei di foreste vetuste (o faggete vetuste) si estendono su quasi mille ettari complessivi, tutti nella provincia de L’Aquila: Foresta di Val Cervara (119 ettari) Villavallelonga; Foresta di Selva Moricento (193 ettari) Lecce nei Marsi; Foresta di Coppo del Morto (105 ettari) Pescasseroli/Scanno; Coppo del Principe (194 ettari) Pescasseroli; Foresta di Val Fondillo (325 ettari) Opi e Civitella Alfedena.

In questa foreste vetuste incantate, dalla sorprendente biodiversità, le piante crescono spesso in condizioni limite. Gli alberi trovano spazio tra chinali montuosi e doline carsiche, bucano il cielo per catturare raggi di sole. Lungo i sentieri accidentati e misteriosi si possono incontrare grotte e splendide radure. Ma anche lupi, orsi e la salamandra pezzata, oltre ad alcune specie forestali come il picchio dalmatino e il coleottero Rosalia alpina. E’ possibile visitarle mettendosi in contatto con i Centri Visita del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Queste foreste vetuste sono così straordinarie da essersi guadagnate il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Grazie all’impegno del Parco, di associazioni ambientaliste, delle popolazioni autoctone e di professionisti della comunicazione.

Come si è arrivati al riconoscimento del Patrimonio dell’Umanità

Ecco la storia. Correva l’ormai lontano 2005 quando un progetto straordinario condotto nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in una faggeta, porta alla scoperta di alberi tra i più antichi d’Europa la cui età, per alcuni esemplari eccezionali, viene stimata di oltre 560 anni. Questi alberi, nati prima della fine del Medioevo e dell’arrivo sul continente americano da parte di Cristofolo Colombo, sono risultati essere quindi non solo i faggi più vecchi d’Europa ma anche i più longevi dell’intero emisfero settentrionale.

Una “scoperta” sensazionale che fa il giro del mondo e porta all’attenzione dell’ambiente scientifico internazionale le stupende faggete dell’Appennino, innescando inoltre il processo di candidatura delle stesse a Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Per promuovere la candidatura delle foreste vetuste d’Abruzzo viene messa in moto una straordinaria rete di interventi con una ingente documentazione, foto, video, testi di studio,  seminari. E infine un progetto innovativo multimediale realizzato da due fotografi in collaborazione con il Parco, Bruno D’Amicis e Umberto Esposito, uniti da un grande amore per l’Abruzzo. Due amici, due grandi professionisti, profondi conoscitori delle foreste appenniniche e del linguaggio delle immagini. Oltre alla raccolta di ampio materiale e alla realizzazione di un sito web e di un volume fotografico, Il segreto dei Giganti, il progetto prevede anche la pubblicazione sui social media. Per due anni video e fotografie sono accompagnati da brevi testi informativi al fine di divulgare gli aspetti più interessanti e meno noti delle faggete più antiche d’Europa.

Il progetto Il battito della Foresta

Il progetto si chiama Forestbeat, Il battito della Foresta. Una magia, “100 battiti” nel cuore della natura stessa. Con questo lavoro i fotografi ci raccontano la poesia di ciò che permane e continua a scorrere nell’arco di secoli, nel silenzio di queste foreste – cattedrali da visitare senza portare a casa alcun elemento. Una realtà che deve essere tutelata, preservata e protetta. Che non può essere consegnata ad un turismo di massa.

Una telecamera nascosta nel bosco

L’ultimo “beat” , il centesimo, è un video – Un albero: 365 giorni – girato da una telecamera nascosta in un bosco. Il protagonista è un albero speciale, individuato dai guardiaparco. E’ al crocevia di due valli, un passaggio obbligato per gli animali. Si trova nel comune di Pescasseroli, in provincia dell’Aquila.

La zona precisa resta segreta per proteggere gli animali. Per ben 365 giorni viene filmato lo stesso albero, attraverso le quattro stagioni. E vengono filmati tutti gli animali che si muovono intorno. “Ognuno, ci raccontano i due fotografi, lascia sull’albero un messaggio attraverso gli odori. Una famiglia di lupi marchia il confine del suo territorio. Un orso strofina il dorso per lasciare traccia del suo passaggio. E tutti, cervi, tassi, cinghiali, orsi, lupi, volpi si vanno a informare su cosa succede nel bosco”.

Impossibile non restare ammaliati e emozionati di fronte a tanta segreta bellezza, di fronte alla ricchezza di informazioni che può dare, alla vertigine che si offre allo sguardo, alla rarità di alcune specie.

E infatti, alla fine del 2017, arriva il riconoscimento dell’UNESCO, anche grazie all’impegno della Università della Tuscia e la Direzione generale per la protezione della natura del Ministero dell’Ambiente.

Antonietta Centofanti
Abruzzo Travel and Food

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