...DI BIANCHE SPINE, di Donatella Giagnacovo
Istallazione artistica a cura di Angela Ciano

Mostra a L'Aquila sulla condizione della donna, una delle

Più che una mostra, è un’installazione artistica, di grande effetto, per riflettere, nella settimana della Festa della Donna, sulla condizione della donna nel terzo millennio: sarà inaugurata il 7 marzo a L’Aquila la personale di Donatella Giagnacovo dal titolo “…di bianche spine”.

Un evento curato dalla giornalista e storica dell’arte Angela Ciano. Il filo conduttore è il bianco come invito a ripensare e riflettere su stereotipi, soprusi e violenze che il mondo femminile è ancora costretto a subire.

DOVE. L’Aquila, come prima del terremoto, torna ormai ad ospitare frequentemente l’arte nelle sue strade, nei cortili e nei vicoli. L’istallazione la potete trovare nel palazzo storico di Via Verdi 9 nel centro di L’Aquila, negli atri e nel cortile, ed è possibile visitarla fino al 14 marzo tutti i pomeriggi dalle 17.00 alle 20.00.

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L’inaugurazione tra poesie, letture e musica

L’esposizione, che si svolge nella settimana che comprende la Festa della Donna, sarà inaugurata il 7 marzo alle 17.00  con un reading di letture, poesie  e musica.

Protagoniste saranno le intrusioni di Luisa Nardecchia, elzevirista, Andrea Viviani, linguista e poeta e Flavia Massimo violoncellista e sound designer.

“In un periodo in cui  alcuni stereotipi sembrerebbero superati – scrive Angela Ciano nel presentare la mostra -, il potenziale comunicativo del gesto artistico di una donna li fa riaffiorare con tutta la loro urgenza e drammaticità. E non si tratta solo di un nuovo modo di pensare alle forme di  violenza più tragiche.

Nella sua ultima ricerca Donatella Giagnacovo, con la sua sensibilità di artista e donna, di moglie, madre ed insegnante, scava in profondità  cercando di far riaffiorare  la condizione vera in cui si trova a vivere ogni giorno la donna del terzo millennio”.

Nascono così opere che in un’apparente leggerezza di forma e materia indagano il mondo femminile con un lessico narrativo che ha in comune la scelta del bianco, come luce per illuminare le ombre ad esempio.

Ed allora temi come la donna oggetto, la sposa bambina, la donna succube o stereotipo di bellezza ma non intelligenza, la donna violentata, aggredita ed infine trucidata tornano di un’urgenza che prende allo stomaco guardando le opere di Donatella Giagnacovo.

Veli, pizzi e trine per riflettere sulla donna
L’artista ha usato materiali evanescenti e diafani: veli, pizzi, trine, nastri, fiori, peluche, piume e di quelle iconografie che fanno parte del mondo femminile fin dalla nascita. Opere che attraggono lo sguardo per il loro nitore ma che al tempo stesso  lo inchiodano alla riflessione e alla presa di coscienza.

Il vestito della sposa bambina e le scarpe puntellate di spilli

“Nascono così – spiega Angela Ciano – la valigia di peluche o il vestito della sposa bambina realizzati in cemento; le scarpe solo apparentemente vezzose, tempestate di spilli e immerse, anch’esse, in una colata di cemento; si materializza così in tutta la sua ingombrante presenza il vestito di velo trasparente, desiderio di chissà quali promesse, che una miriade di spilli al posto delle cuciture lo rendono un oggetto spettrale simbolo di ancestrali soprusi.

E poi ci sono i busti/corazza e le maschere/ prigione in plastica trasparente, in garza, oggetti leggeri ed impalpabili, depurati fino all’astrazione e realizzati con materiale di recupero che, in un rimando ideale al ready made duchampiano,  sottolineano la loro presenza ingombrante, diventando attraverso il fare artistico, sinonimi di gabbie ed involucri in cui da sempre sono costretti il corpo e l’anima di una donna”.

Il luogo della mostra: Via Verdi

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