Accordo tra il commissario Legnini e l'Autorita' di bacino centrale

Terremoto, la super mappa per la ricostruzione del centro Italia
Ingegneri al lavoro dopo il terremoto

E’ in arrivo in tempi rapidi una super mappa per la ricostruzione delle aree del Sisma del centro Italia. Questo grazie all’avvio di uno studio ad hoc, “pronto in
cinque-sei mesi anziche’ i quasi quattro anni abituali”, dedicato alla fragilita’ del territorio e alla necessita’ di stabilire dove e cosa ricostruire. E’ anche il cuore di un accordo siglato dal commissario straordinario alla Ricostruzione del sisma del 2016 Giovanni Legnini e il segretario generale dell’Autorita’ di
bacino distrettuale dell’Appennino centrale Erasmo D’Angelis; progetto a cui partecipano alcune universita’ del territorio e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

“Una volta ricevuto lo studio – osserva Legnini – definiremo dove si puo’ o non si puo’ ricostruire e quali opere di mitigazione del rischio idrogeologico portare avanti. Abbiamo risorse importanti, con le quali finanzieremo importanti interventi di contrasto al dissesto idrogeologico. Costruire altrove e’ una decisione dolorosa che prenderemo soltanto dopo aver saputo tutto cio’ che c’era da sapere e tentato tutto il possibile per mettere in sicurezza quei luoghi” perche’ “dietro queste decisioni ci sono storie di comunita’ e di persone che non bisogna mai scordare”.

Ci sono 290 aree interessate da dissesto idrogeologico – viene spiegato nel corso della conferenza online per la firma dell’accordo – che riguardano alcuni centri urbani del cratere del sisma del 2016; poi ci sono 295 le frane che interferiscono con le aree di ricostruzione, tra frane avviate ex novo dal
terremoto e frane gia’ conosciute e che le scosse hanno riattivato. E’ per questo che si pensa ci possano essere dei territori che potrebbero essere esclusi dalla ricostruzione, e altri in cui la si potra’ fare in sicurezza.

Una super mappa con le aree di rischio

La super mappa per la ricostruzione – rileva D’Angelis – sara’ pronta “entro cinque sei mesi, quando solitamente ci vorrebbero tre anni e mezzo quattro”. In questo modo, con la ricostruzione “possiamo fare un salto di qualita’ . Questa e’ la prima area europea in cui ci sara’ una conoscenza di tutti i rischi: vogliamo individuare, per una ricostruzione il piu’ veloce e sicura possibile, le aree piu’ a rischio, quelle a minor rischio, e quelle in cui e’ possibile avviare velocemente la ricostruzione. Lo faremo mettendo in campo un centinaio di tecnici e la nostra piattaforma tecnologica con controlli satellitari, sensoristica, monitoraggio sul campo, e l’enorme esperienza dell’Ispra. Siamo un Paese in cui su 12 milioni di edifici ce ne sono tra i 4 e i 5 milioni che possono crollare anche per un sisma non importante – dice ancora D’Angelis – abbiamo strumenti e risorse per
metterci sicurezza”.

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