IL PAESE FAMOSO NEL MONDO PER LA MAIOLICA D'ARTE

Castelli, borgo della ceramica in provincia di Teramo

   Castelli, borgo della ceramica artistica conosciuto in tutto il mondo, è anche uno dei paesi più belli d’Italia. Arroccato su uno sperone immediatamente sotto al monte Brancastello, nel gruppo del Gran Sasso, versante teramano, il paese gode di un panorama spettacolare che nulla ha da invidiare alle Dolomiti.

   Castelli ha mille abitanti ed è caratteristico per la presenza di quasi quaranta botteghe di maiolicari ancora attivi. Una nota purtroppo dolente è che la ricostruzione del centro storico, uno di quelli che ha subito il doppio terremoto, nel 2009 e nel 2017, è ancora ferma. Qui c’è però molto da vedere: un’offerta naturalistica varia, l’arte ceramica e, particolare fondamentale in viaggio, una cucina eccezionale.

Il nome e la particolarità di Castelli

Una veduta del borgo di Castelli

   Il nome Castelli deriva probabilmente dall’incastellamento dei borghi circostanti che decisero di riunirsi per acquisire forza, un po’ come avvenuto a L’Aquila con i castelli fondatori.

   Cosa differenzia la ceramica di Castelli dalle altre, ad esempio da quella di Vietri o Caltagirone? Quella di Castelli è maiolica d’arte, ceramica aulica, mentre le altre sono ceramiche popolari. Un’altra importante caratteristica della ceramica castellana è l’uso dell’antico forno a respiro, un forno a legna oggi dimenticato da quasi tutti i maiolicari, chiamato così perché “potevi sentirne il respiro”.

Il soffitto della chiesa di San Donato, unico al mondo

   Castelli, borgo della ceramica: ecco cosa vedere

La chiesetta di San Donato è una vecchia cona, una chiesetta di campagna appena poco fuori il centro di Castelli. Basta entrare e alzare lo sguardo per essere rapiti. Il soffitto è interamente decorato da 800 maioliche dipinte a mano tra 1615 e 1617.

   E’ un unicum al mondo. Le decorazioni sono tutte diverse perché fanno parte di un progetto corale dei maiolicari del Seicento riuniti in una confraternita. L’effetto è straordinario per l’armonia di colori e disegni, pur nella varietà delle mani creatrici. Quello che si può vedere incastonato tra le travi è noto come il “secondo cielo di Castelli”.

   In origine vi erano altre maioliche (il “primo cielo”), dal colore predominante blu, poi sostituite per farne uno ancora più grande. Le maioliche originarie, dopo essere state tolte per far spazio al “secondo cielo”, erano state collocate nel pavimento. Per evitare che si rovinassero del tutto, sono state tolte, sostituite con un pavimento in cotto e sono ora conservate al Museo delle Ceramiche, dove è possibile ammirarne una selezione.

   Una piccola nota di colore: questo gioiellino di chiesa è stato scelto dal pilota abruzzese Jarno Trulli per il suo matrimonio con una giovane di Castelli.

Il Museo delle Ceramiche

Castelli, borgo della ceramica: ecco cosa vedere
Per capire l’importanza di Castelli nel mondo è indispensabile visitare il Museo delle Ceramiche: prima del terremoto ospitato in un ex convento famoso per il chiostro maiolicato, oggi ha una sede che si spera temporanea in quello che doveva essere il Museo dell’Artigianato. Purtroppo la ricostruzione della sede originaria non è mai cominciata. “Non è un problema di fondi – spiega Francesco Catini, presidente della Pro Loco – ma burocratico”.

In questo Museo è possibile ammirare l’incredibile e affascinante evoluzione della maiolica aulica di Castelli. Una tradizione secolare che in questo borgo arroccato dovrebbe essere cominciata nel XV secolo, complice la facile reperibilità dell’argilla nei cosiddetti calanchi di Castelli (per i ceramisti di oggi viene però dalla Toscana), l’acqua dei fiumi e la legna dei boschi: dunque anticamente c’era tutto ciò che serviva, oltre – evidentemente – ad uno straordinario gusto e a una fine abilità artistica. Di certo si sa che a Castelli dal Mille c’erano i monaci benedettini, noti per la lavorazione della ceramica.

Da Orazio Pompei ai Grue a Fuina, i grandi ceramisti che fecero la storia

La collezione museale espone la storia dell’arte ceramica aulica castellana: dai primi reperti trovati nel 1400 agli esemplari moderni, passando per l’epoca d’oro del 1500-1700. Si comincia con il predominante e tipico colore blu di Castelli. La nobiltà romana, come gli Orsini Colonna, commissionava vasi da farmacia (uno di questi è esposto al British Museum di Londra) e servizi di piatti e questa linea rappresenta una specifica tipologia di ceramica castellana.

Il primo ceramista famoso di Castelli fu Orazio Pompei. I più importanti maiolicari che vennero dopo, Francesco e Carlo Antonio Grue, i Gentile, i Cappelletti, Gesualdo Fuina, hanno esportato Castelli nel mondo. I castellani avevano capito che dovevano essere i migliori per resistere, così arroccati su uno sperone sotto al Gran Sasso. E così oggi ci sono collezioni di ceramiche di Castelli fino a Urbino e Torino (Franzo Grande Stevens, l’avvocato di Gianni Agnelli, è un collezionista e appassionato) ma la più grande è all’estero, all’Ermitage di San Pietroburgo, che raccoglie la ceramica commissionata dagli zar.

Tra 1500 e 1600 si afferma lo stile compendiario, molto raffinato. Mentre con lo stile istoriario la ceramica castellana diventa vera e propria ceramica d’arte, con immagini bibliche storiche, che denotavano anche la conoscenza della storia e della storia dell’arte. Della famiglia Grue il capostipite è Francesco, poi il figlio Carlo Antonio diventerà il più grande pittore barocco su ceramica.  A fine Ottocento comincia la creazione di ceramiche più popolari per oggetti di uso comune: a questo periodo risalgono le decorazioni con galletto e il fioraccio tipico di Castelli.

Con le guerre mondiali la produzione scese molto e riprese in parte solo nel 1965 con la creazione della mostra mercato. La ceramica di Castelli subì un importante furto su commissione e vennero rubati pezzi scelti dei grandi maiolicari. In particolare, ci ha raccontato il presidente della Pro Loco di Castelli Francesco Catini, dopo il furto tentarono anche di falsificare la Madonna che allatta il Bambino, maiolica di Orazio Pompei, cambiandogli la data. Tutta la refurtiva venne poi ritrovata.

Il sogno naufragato della fabbrica Simac

Una foto d'epoca di una ceramista al lavoroUna veduta del borgo di Castelli
Una foto d'epoca di una ceramista al lavoro

Nel 1919 un medico appassionato di ceramica, Giovanni Fuschi, aprì a Castelli la fabbrica Simac, la prima grande fabbrica che sperava di convertire in grande produzione la ceramica castellana. La Simac cominciò anche a produrre porcellana con la tipicità però delle decorazioni di Castelli. In questa fabbrica venne perfino brevettata la candela delle automobili, brevetto poi veduto alla Bosch. Un sogno, quello della fabbrica, che poi fallì a livello economico.

Nel 1943 un ingegnere di Faenza, Potito Randi, comprò la fabbrica e la chiamò Spica, attiva fino agli anni Settanta. Poi cominciò la concorrenza di altre piccole fabbriche in zona e il rudere della vecchia industria, nascosto sulla strada fuori dal paese, è oggi in attesa di una auspicabile riconversione. Da notare come nel Novecento, seppure in borgo piccolo d’Abruzzo, le decoratrici erano donne ed anche oggi è rimasta una metà di ceramiste decoratrici.

Imperdibile la visita dell’istituto d’arte

Castelli, borgo della ceramica: ecco cosa vedere
Da non perdere l’ex istituto d’arte “Grue”, oggi liceo artistico: d’estate aperto tutti i giorni, è sempre meglio chiamare per prenotare una visita. Tra le opere da ammirare all’interno, il “terzo cielo di Castelli”, una bella riproposizione in chiave moderna del soffitto della chiesa di San Donato. E’ stato realizzato negli anni Cinquanta dai professori di allora, artisti che venivano a insegnare a Castelli da tutta Italia. E’ tornato da dieci anni nella scuola, dopo aver girato mezza penisola.

All’interno dell’istituto c’è poi uno spettacolare Presepe monumentale in ceramica, una vera e propria opera d’arte contemporanea di grande pregio, esposta anche in Israele, che vi lascerà stupefatti: raffigura non solo la natività ma anche figure moderne come l’astronauta o della tradizione abruzzese, come una donna che trasporta formaggi sulla testa.

Il terzo cielo di Castelli, nell'istituto d'arte
Il terzo cielo di Castelli, nell'istituto d'arte
Il presepe monumentale di Castelli
Il presepe monumentale di Castelli

Cosa mangiare a Castelli

La cucina teramana è davvero di alto livello

Tra i primi spiccano il tipico timballo teramano (una lasagna fatta con frittatine tipo crepes), la pasta alla chitarra al sugo con le pallottine (piccolissime polpettine di carne), le scrippelle ‘mbusse (delle frittatine ripiene di formaggio, in brodo), i maltagliati o tacconelle con le voliche (pasta fatta in casa con un sugo di erbe misticanza e guanciale). Non mancano carni, formaggi e salumi. Tra i dolci spiccano i mostaccioli e i fritti di latte.

Ad agosto la mostra mercato e il lancio del piatto
In agosto si svolge a Castelli una Mostra mercato dell’artigianato ceramico: in questa occasione si fa a gara di lancio del piatto dallo strapiombo del belvedere (una tradizione che si faceva con i biscotti venuti male ai ceramisti). Vince chi oltrepassa il torrente Leomogna.

Come arrivare a Castelli

Dall’autostrada A14 uscire a Giulianova-Teramo

Dall’autostrada A24 L’Aquila-Teramo, uscire a Colledara-San Gabriele e poi percorrere la viabilità ordinaria, seguendo le indicazioni per Isola del Gran Sasso-Castelli.

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