Nella Baronia di Carapelle, tra borghi e vigneti

Capestrano visto dai vigneti sottostanti. Foto Enrica Di Battista
Una veduta di Capestrano. Foto Enrica Di Battista

I vasti territori del mediceo Principato di Capestrano erano (e restano tuttora) fra i più affascinanti e suggestivi dell’Abruzzo aquilano. Non solo, ma ci rimandano aspetti storici, economici, culturali, sociali fra i più notevoli della regione.

      Quando questo “stato feudale” fu acquistato dal Granduca di Toscana Francesco de’ Medici, nel 1579, esso assurgeva solo al rango di marchesato ed apparteneva alla famiglia dei Piccolomini d’Aragona, duchi di Amalfi.  Ne faceva parte, tra l’altro, la Baronia di Carapelle, formata dagli attuali territori di Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Rocca Calascio, Carapelle e Castelvecchio Calvisio.

      Secondo la storica Silvia Mantini, il granduca Francesco de’ Medici si proponeva con questo importantissimo acquisto – avvenuto “per la somma considerevole” di 106 mila ducati – due progetti entrambi per lui

fondamentali, uno economico e l’altro dinastico. “Francesco – afferma infatti Silvia Mantini in una monografia sull’argomento – percepì da subito il valore di questo territorio di congiunzione tra il Regno di Napoli, lo Stato Pontificio e la Toscana, referente fondamentale per il commercio della lana, dei pellami e dello zafferano”.

La porta di Santo Stefano di Sessanio (borgo della Baronia di Carapelle, vicino a Capestrano) con lo stemma dei Medici
La porta di Santo Stefano di Sessanio con lo stemma dei Medici con le sei palle. Crediti Enrica Di Battista

Capestrano e L’Aquila, territori strategici tra Stati

      Queste considerazioni richiamano il ruolo di cerniera fra Stati che su una scala ben maggiore aveva svolto L’Aquila nel medioevo e oltre, fino alla terribile “punizione” di Carlo V nel 1529. Anno da cui, a mio parere, può essere datato l’inizio della decadenza cittadina e di tutti i territori circostanti (come rilevato in un precedente articolo sulla fortezza de L’Aquila).

      Decadenza che si concretizza sulla base di un’altra valutazione storica. Con l’arrivo degli Spagnoli, il Regno di Napoli perse definitivamente ogni, sia pur circoscritta, caratteristica imprenditoriale, che in passato era stata fra l’altro rappresentata dalla florida e intraprendente città de L’Aquila. Perciò il Regno di Napoli, con gli spagnoli, dovette rinunciare non solo alla propria indipendenza e autonomia, divenendo un semplice Viceregno, ma decadde sempre più verso una forma di “sottosviluppo”, limitandosi a produrre e ad esportare solo materie prime. Ad esempio, nella monografia sullo stato mediceo d’Abruzzo si parla solo del commercio della lana, dei pellami, dello zafferano, ma non si fa il minimo richiamo a stoffe o ad altri prodotti finiti.

Ancora su Capestrano e i Medici…

       Tornando al principato di Capestrano, si apprende che i sogni di Francesco de’ Medici andarono totalmente perduti. Dopo una serie di avvelenamenti, inganni e tradimenti, suo figlio Antonio fu estromesso da ogni titolo e possesso. Il feudo andò a suo zio Ferdinando de’ Medici, fratello di Francesco, dal quale proseguì la dinastia di quel ramo mediceo fino al XVII secolo inoltrato.

       Ultima notazione. Gli spagnoli non si fidavano completamente dei Medici, così come non si fidavano per nulla de L’Aquila e degli aquilani. Perciò la ratifica regia di Capestrano al rango di principato avvenne molto tardi, ossia nei primi anni del Seicento. Inoltre, è da presumere che gli stessi spagnoli non impedirono l’acquisto di quello stato feudale abruzzese da parte dei Medici, nel 1579, solo perché dopo la pace di Cateau-Cambresis (1559) si erano definitivamente concluse le guerre fra gli Asburgo (Spagna) e i re di Francia. I quali ultimi erano da sempre nel cuore degli aquilani ed anche propensi ad allearsi con i Medici, vista la vicinanza di entrambi al potere papale.

Cosa vedere a Capestrano

Capestrano è nota oggi anche per altri avvenimenti. In questo borgo nacque infatti nel 1386 San Giovanni da Capestrano (c’è la casa natale nel paese).

Una visita da non perdere è quella al Castello Piccolomini Capestrano, castello Piccolomini(ma poi appartenuto ai Medici). Da qui si gode di una vista spettacolare verso Ofena e la valle.

Un altro fatto rende famoso nel mondo questo borgo. Nella campagna venne trovata, nel 1934, la famosa statua italica nota come Guerriero di Capestrano (VI secolo a.C.). E’ oggi esposta al Museo archeologico nazionale d’Abruzzo a Chieti. Una riproduzione, invece, si trova all’interno del castello Piccolomini.

Il guerriero di Capestrano (riproduzione )
Il guerriero di Capestrano (riproduzione che si trova all’interno del castello Piccolomini, foto Abruzzo Travel and Food)

Nei pressi di Capestrano merita una visita il Convento di San Francesco o San Giovanni, costruito per volere di San Giovanni da Capestrano  nel XV secolo e successivamente modificato. All’interno è presente il Museo del Convento di San Giovanni da Capestrano che conserva numerosi testi antichi e testimonianze della vita del santo nativo del paese.

La chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano
San Pietro ad Oratorium a Capestrano. Credit Abruzzo Travel and Food

Poco fuori (lungo la valle del Tirino, verso la statale per Popoli) si trova la chiesa di San Pietro ad Oratorium. Venne fondata, secondo la tradizione, tra l’VIII e il IX decolo dal re longobardo Desiderio e poi ricostruita nel 1100, come si legge sul portale. Dentro vi è un importante ciborio del Duecento. All’interno dell’abside, affreschi tra i più antichi del XII secolo. Una pietra all’esterno porta incise cinque enigmatiche parole che si possono leggere in ogni direzione. Viene detto il “quadrato magico” (è stato ritrovato anche in altre località).

La natura nella valle del Tirino

Capestrano, la valle del Tirino
Le acque limpide del Tirino a Capestrano

Andando a Capestrano non può mancare una visita o un pic nic lungo il fiume Tirino. Qui vi sono anche aree attrezzate con tavoli dove poter mangiare (ad esempio al Lago di Capestrano) o apposite aree barbecue.

Si possono svolgere sport, ad esempio vengono organizzate escursioni in canoa, a piedi, in bicicletta o e-bike. La cooperativa Il Bosso da 20 anni è leader nel settore del turismo naturalistico. Ma è anche meraviglioso fare un trekking in libertà ed ammirare le limpide acque turchesi di uno dei fiumi ritenuti più puliti d’Europa.

Da mangiare e da bere

Da tenere presente che in questa zona si possono mangiare, oltre ai tradizionali prodotti tipici abruzzesi, anche buone trote. Tra borgo e campagna ci sono delizioni agriturismi, un campeggio e diversi b&b.

Inoltre, tra Capestrano ed Ofena, è zona tradizionale di vigneti e rinomate cantine. Questo è il cosiddetto “forno d’Abruzzo”: una zona climaticamente particolare, con nette escursioni termiche tra il caldo del giorno e il freddo della notte, per la presenza del massiccio del Gran Sasso alle spalle. Un territorio adatto alla coltivazione dell’olivo e della vite. Potrà essere quindi soddisfatto anche il palato di chi ama un calice di buon vino o dell’olio extravergine di oliva di qualità.

Per altre informazioni
www.capestranodascoprire.it
www.valledeltirino.it
www.ilbosso.com

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Giorgio Mendicini
Abruzzo Travel and Food

Come arrivare a Capestrano

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