Erano circa cinquecento gli abitanti ma a tre anni dal terremoto del 18 gennaio 2017 in tutto il territorio di Campotosto e frazioni, in provincia dell’Aquila, sono rimasti in centocinquanta. Centocinquanta irriducibili che resistono, nonostante il paese tutto intorno sembri bombardato, più che per i crolli per via delle demolizioni che sono seguite.

Ora, ad uno sguardo ravvicinato, regnano il silenzio e la desolazione. Ma basta alzare gli occhi dalle case demolite per incontrare lo scenario mozzafiato del lago di Campotosto e il profilo delle montagne e dei boschi circostanti. E capisci perché si resta qui.

 

Campotosto

I due terremoti di Campotosto, dal 2009 al 2017

Anche a Campotosto, come nei paesi limitrofi, i Map (i Moduli abitativi provvisori, le casette di legno) ci sono da dieci anni, per i danni subiti con il terremoto dell’Aquila del 2009.
Quando il 18 gennaio 2017 è arrivata la scossa, quasi tutti gli abitanti erano dunque nei Map. In quei giorni l’Abruzzo era sotto una tempesta di neve talmente eccezionale che a memoria d’uomo non si ricorda e in alcune zone dell’Italia centrale, per giorni interi, è perfino andata via la corrente elettrica. Per fortuna, almeno questo, a Campotosto non è accaduto.
Tutti oggi nei racconti ricordano una mattina da tregenda per uscire dalle casette, con muri di neve che impedivano di aprire porte e finestre. Quello stesso giorno una tragedia enorme ha inevitabilmente oscurato tutto questo.
Il 18 gennaio 2017 è infatti anche il giorno della valanga di Rigopiano, nel versante pescarese del Gran Sasso: 29 persone furono travolte a pochi chilometri di distanza. La notizia fece il giro del mondo e per tutta la durata dei soccorsi, durati una settimana, tenne tutti con il fiato sospeso.
Campotosto, per i media, è passata in secondo piano e tuttora l’opinione pubblica ha come la sensazione che il terremoto non ci sia mai stato. Invece a Campotosto non c’è più nulla e la ricostruzione è lontana dall’arrivare. Sono in costruzione le ultime nove casette Sae (Soluzioni abitative di emergenza), quindi a tre anni dal sisma è tutto ancora provvisorio.

Il paese oggi sembra bombardato

Nella piazza al centro della via che taglia Campotosto hanno riaperto alcune attività in container: un bar, due negozi di alimentari e la farmacia. Dall’altro lato delle demolizioni si è ricollocata la bottega della tessitura di Assunta Perilli.
E’ lei che, con grande disponibilità, nel giorno dell’anniversario del terremoto, ci accompagna per le strade del paese, mostrando come era quella casa e come era quello spazio “prima”. Perché anche qui, come a L’Aquila e come in tutti i luoghi dove il sisma ha colpito, c’è un “prima” e c’è un “dopo” sisma. La vita è inesorabilmente tagliata da questa cesura chirurgica per tutti coloro che il terremoto lo hanno vissuto.
Ed ecco che Assunta fa scorrere il film dei ricordi di una vita. “In quella casa – dice indicando quello che resta delle demolizioni, solo il pavimento – sai quanti pomeriggi abbiamo passato?”.
Camminando in un paesaggio spettrale sopra ai calcinacci che scricchiolano sotto ai piedi e sotto la neve che comincia a scendere, incrociamo ogni tanto solo un paio di cani. Uno è Sisma, il cagnolone di Assunta.
A Campotosto la scuola non c’è più, è inagibile, i bambini vanno a lezione nella vicina Amatrice. Per fortuna, almeno l’estate il paese e il lago di Campotosto accolgono molti turisti, per la bellezza struggente del luogo.
E poi a portare un flusso di camminatori attraverso questi territori straordinari c’è “Il cammino nelle terre mutate”: un percorso di trekking “solidale” che da Fabriano arriva a L’Aquila passando attraverso varie tappe e soste per i territori dell’Appennino centrale colpiti dai terremoti, dal 2009 al 2017.

Il sindaco: “Devono dirci se vogliono farci vivere o morire”

“C’è un ritardo enorme, in dieci anni è stato fatto ben poco e corriamo il rischio che tra 25 anni stiamo ancora così. Devono dirci se vogliono farci sopravvivere”, ci dice il sindaco di Campotosto, l’ingegnere Luigi Cannavicci.
“Un piano di ricostruzione efficace c’è mentre le lungaggini oggi – a detta del primo cittadino – derivano dal fatto che l’Ufficio speciale di Teramo, da cui dipendiamo, dispone di poche risorse umane a seguire le pratiche. E poi ci sono tanti aspetti burocratici che allungano tutto”.
Nel 2009 con il sisma dell’Aquila c’erano stati danni ma non c’erano stati crolli e il Comune aveva riparato le lesioni lievi. Sono state poi abbattute alcune case. Dopo, con i terremoti dell’Italia centrale del 2016-2017, si è tutto bloccato e anzi la situazione dei danni si è aggravata. Si è infatti arrivati a dover demolire gran parte del paese.
In alcuni casi è accaduta una cosa grave, rileva il sindaco: “Abbiamo dovuto abbattere case che nel 2009 erano state riparate per danni lievi. Riparare i danni se non tieni a mente l’indice di vulnerabilità sismica non serve a nulla.
Mi sono accorto dalle carte che la nostra zona è stata riclassificata 2 nel rischio sismico mentre eravamo in piena zona 1. Questo è grave. Così vengono meno anche i rigori con i quali è indispensabile ricostruire in queste zone”, avverte il primo cittadino.

Cosa manca al paese? Dal presidio medico all’Adsl

A Campotosto sono rimasti pochissimi abitanti ma, come scritto poc’anzi, hanno riaperto alcune attività commerciali, un vero e proprio servizio sociale per tanti anziani, per esempio. In inverno quanti mai andranno al bar a consumare caffè?
Come fanno a tirare avanti i locali commerciali? Se chiudono è la fine. “Bisognerebbe aiutarli con uno sconto magari sul’energia elettrica, uno sgravio, un sostegno. Stanno affrontando spese per la fattura elettronica, ed è giusto averla, ma in paese non abbiamo mai avuto l’Adsl. E’ assurdo”, commenta il primo cittadino.
E poi di fondamentale manca un presidio medico fisso: il più vicino è a Montereale, che dista circa 25 chilometri. C’è solo un medico che viene una volta a settimana.

A pranzo con i campotostari per il “compleanno” del terremoto

Dopo aver girato con Assunta il paesino a piedi, entriamo nella bottega accogliente della tessitrice di montagna a riscaldarci al calore della sua stufa economica. Entrare nella piccola bottega e lasciarsi fuori le macerie ha un effetto straniante ma fa bene: dentro vedi tessuti splendidi, colori vivaci, oggetti e tessuti caldi e originali e un telaio dell’Ottocento che ti tiene legato alla Storia.
E senti che ne hai bisogno, dopo tanta desolazione all’esterno. Il tempo di raccontare altri aspetti di questa incredibile vicenda di abbandono che è arrivato il momento del pranzo della comunità. “Non è una festa ma oggi è il ‘compleanno’ del terremoto e noi che siamo rimasti vogliamo stare tutti insieme.
Siete nostri ospiti”, dice Assunta ed è così che vengo invitata insieme a mio marito e ai miei due bambini a passare questo momento insieme. L’unico luogo di ritrovo a Campotosto è un’ampia casa in legno, donata e costruita dagli alpini dopo il terremoto. Qui si fa tutto, dalle lezioni di yoga al consiglio comunale.
“E’ l’unica donazione arrivata per Campotosto. All’interno c’è una sala con tanti giochi e al pranzo ci saranno anche altri bambini, massimo quattro perché qui a Campotosto non ce ne sono più molti”, aggiunge Assunta. E così abbiamo pranzato con loro, noi appena arrivati, accolti come amici.
Le signore di Campotosto hanno cucinato un’ottima amatriciana, bruschette con ventricina, fagioli in vari modi, perfino dolci e genziana. L’accoglienza dei campotostari la portiamo dentro, così come l’attaccamento all’Appennino, la positività e la gioia di vivere nonostante il terremoto, nonostante l’aver perso tutto e nonostante l’oblio cui sono stati relegati.

[print-me target=”div#id_of_element_to_print” title=”Print Form”]

Print Friendly, PDF & Email