UN MONDO SPIRITUALE AL TEMPO STESSO LEGATO ALLA TERRA

Borghi e ambiente nell'arte di Massimo Piunti

Sognatore e visionario, al tempo stesso legato alla terra da un profondo amore: tanto da dedicare un intero filone della sua opera ai borghi abbandonati e usare come costante materiali naturali e di recupero, molti dei quali raccolti fin dall’infanzia lungo la spiaggia. Sono questi alcuni dei tratti che immediatamente colpiscono nella sensibile poetica di Massimo Piunti, pittore e scultore abruzzese contemporaneo.

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Un’arte che ha un forte legame con il territorio

Nato a Giulianova nel 1965, l’artista lavora e vive con la famiglia a Roio Piano, frazione di L’Aquila epicentro del terremoto del 2009, ancora duramente ferita. La sua arte si forma in Abruzzo, proprio grazie alla terra e al territorio. Per far comprendere la sua poetica, Massimo Piunti ama raccontare che dopo l’Accademia di Belle Arti a L’Aquila ha trovato un impiego in agricoltura, come bracciante. “Tutti gli anni Novanta li ho passati nelle colline del Teramano – spiega – e sono stati formativi. I momenti di riposo sotto ad un albero, a guardare un panorama sconfinato, hanno aperto orizzonti vastissimi. E questo è stato un motivo di ispirazione che mi sono ritrovato in futuro a sintetizzare nei miei racconti. Perché le mie opere, in fondo, sono racconti muti di queste esperienze spirituali legate alla terra”.

“Prediligo materiali naturali e di riuso, pur usando anche vernici – prosegue l’artista -. Non solo per il fatto di risparmiare ma anche perché c’è una poetica dietro al fatto che l’oggetto poi svanirà. L’idea di imporre sulla terra una statua in bronzo mi spaventa”.

Ci sono vari filoni nelle opere di Massimo Piunti. Con i materiali raccolti fin da bambino vicino al fiume o sulla riva del mare l’artista realizza delle scatole della memoria che fanno davvero sognare. Piunti utilizza legno, anche recuperando i bancali, ossa di animali, semi. “Di questi materiali ne ho un magazzino pieno”, ci racconta. E poi ci fa vedere un intero scaffale di pezzetti di mattonelle levigate dall’acqua, quelle che dopo le ristrutturazioni vengono gettate in maniera rozza nei fiumi  e che ritroviamo nel mare.

Le colline e i bitumi

Inoltre, nelle sue opere, ci sono le colline del versante teramano. E poi la linea dei ‘bitumi’. Si tratta di “terre realizzate con bitume ad acqua cui aggiungo dei segni che rappresentano un linguaggio simbolico. Un legame tra la terra e il linguaggio. Lavoro su un territorio di confine che chiamo ‘il margine del mondo’: laddove si ferma il corpo e lo sguardo va oltre. Come se ci fosse un limite invalicabile”.

La vita segreta dei borghi abbandonati di Massimo Piunti

Il filone delle opere sui borghi

C’è poi la poetica dei borghi abbandonati. Non i paesi noti o ben identificati. “Ma i borghi – spiega Piunti – dove non ci sono chiese o luoghi da visitare. Sono consorzi umani che nel tempo hanno perso la loro vitalità e non c’è nessun motivo per andarli a vedere. Ecco quelli sono i luoghi per me essenziali”.

Massimo Piunti, con la compagna di vita Silvia Di Gregorio, porta avanti anche la tradizione popolare della Pupazza nella bottega Libera pupazzeria. Di questo abbiamo scritto un approfondimento a parte che vi invitiamo a leggere.

Enrica Di Battista
Abruzzo Travel and Food

Dove si trova Roio Piano

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