Antonietta Centofanti
(Antonietta Centofanti in una foto di scena dal film Io prometto)

Antonietta Centofanti non c’è più. La prima fonte che contattai a L’Aquila dopo il terremoto, la persona che più di ogni altra, a mio avviso, ha rappresentato concretamente le battaglie del post-sisma in questi lunghi 12 anni, è morta in casa nel capoluogo abruzzese per un malore, lasciando attonita una città e non solo. Antonietta Centofanti, giornalista e donna di cultura, tra le tante cose fatte, ha scritto molti articoli per Abruzzo Travel and Food con la passione e la generosità che la contraddistinguevano sempre. Sento il dovere, oltre che la voglia, di ricordarla. Nata a Pescina, a L’Aquila da una vita, adorava tutta la sua terra. Spesso, nella nostra collaborazione su questo blog, mi chiamava e mi diceva: “Quest’Abruzzo è una miniera di cose da scoprire e far scoprire”.

Antonietta Centofanti, la donna che ha unito da Nord a Sud le vittime dimenticate

Non è stata solo l’ufficio stampa per l’Atam (Associazione teatrale abruzzese molisana) e per i Solisti Aquilani, incarichi che ha ricoperto con totale abnegazione. Quello che è certo è che non mai ha avuto vita facile. Il 6 aprile 2009 l’immane catastrofe del terremoto si abbatte anche sulla sua vita: nel crollo della Casa dello Studente perse il nipote Davide Centofanti, tra gli 8 ragazzi morti. Da quel giorno la sua battaglia è stata lottare per la giustizia, la verità, la memoria. Dapprima nei processi a L’Aquila, in prima linea nei comitati cittadini, fino a mettere insieme tutte le vittime dimenticate: dalla strage alla stazione di Viareggio al Ponte Morandi, dalle vittime della Thyssenkrupp alle mamme No Pfas e ai comitati della Terra dei Fuochi.

Ha unito l’Italia da Nord a Sud, attraverso i familiari delle vittime, “perché certe tragedie non accadano mai più”. Frase che purtroppo in Italia sembra ormai uno stereotipo, soprattutto quando se ne vanno combattenti come Antonietta Centofanti. Ed è stato in particolare grazie a lei che in questi anni si è tenuta viva la fiaccolata del 5 aprile a L’Aquila, con tanti comitati d’Italia a sfilare in un silenzioso corteo.

La ricerca di giustizia, per lei, veniva prima di tutto. Ha lottato per creare a L’Aquila “Il Parco della Memoria” in ricordo delle 309 vittime, come spazio di riflessione vivo e non triste, e ha fatto appena in tempo a vederlo realizzato. La città di L’Aquila, ma non solo, deve molto a lei. Ha dato a tutti più di quanto abbia ricevuto.

L’amore per gli animali e alcuni ricordi

Antonietta Centofanti amava gli animali, adorava i gatti. Dava la vita per loro. Ricordo un giorno dell’estate 2020 in cui siamo andate insieme a Santo Stefano di Sessanio per alcuni articoli da scrivere. Mangiando insieme un panino nel borgo, ad un certo punto vide dei gatti in adorazione. Lei si tolse il pane di bocca, letteralmente, per farli mangiare. Non contenta, comprammo la prima cosa che era disponibile nell’alimentari: fiadoni abruzzesi. Sì, i fiadoni da dare ai gatti perché, diceva, sono “affamatissimi”.

Ricordo un’altra spedizione insieme, ad Amatrice, l’estate scorsa, in occasione dell’anniversario di quell’altro terremoto. E mille altre interviste fatte a lei, negli anni, per l’ANSA. Quella che in questi 12 anni è diventata un’amicizia era nata come un rapporto di lavoro: lei fonte preziosa, io giornalista. Mi accolse come se mi conoscesse da una vita perché lei era così: aperta e generosa. Sono nati i miei bambini: li adorava, come amava tutti i giovani.

Ora restano rimpianti e rimorsi. Come quello di non aver fatto un pranzo insieme nel suo giardino, in tempi recenti, come mi aveva più volte chiesto. Tra il Covid e la vita frenetica avevo rimandato a tempi migliori. Errore clamoroso. Non bisognerebbe mai dare per scontato che “c’è tempo”. Siamo più fragili di quanto immaginiamo e per nulla eterni.

Resta il rimpianto di non aver potuto portare avanti progetti di lavoro insieme. Resta la solitudine in cui ci ha lasciato. Anche a L’Aquila ho la sensazione che nulla sarà come prima. Senza togliere niente a chi da anni è dolorosamente in prima linea, anche parenti delle vittime, Antonietta Centofanti aveva una marcia in più, non solo a livello locale. Una voce roca, mai toni urlati. La giustizia, la verità e la memoria davanti e prima di tutto. Nessun giochetto politico, di nessun colore, accettato come compromesso. E sempre la grinta gentile, la determinazione, la schiena dritta, la schiettezza, la resistenza e la resilienza nonostante il mare di difficoltà che ha attraversato.

Ciao, cara Antonietta.

Enrica Di Battista

Tra gli articoli più belli di Antonietta Centofanti per questo sito >> I paesi dipinti in AbruzzoL’organetto di Irma di BenedettoLa sposa del mare

 

Antonietta Centofanti è stata anche una delle 4 protagoniste di Io prometto

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