La storia avvincente in un libro: "La valigetta dell'accordatore"

Angelo Fabbrini con Andrea Bocelli (foto dal web)

Discreto, riservato, con la gentilezza di un signore di altri tempi.  Arriva con la sua inseparabile valigetta, ne estrae gli strumenti del mestiere, si mette al lavoro. Ausculta, osserva, poi emette la diagnosi. E predispone la cura, ridonando la voce perfetta a chi l’ha perduta per strada, sporcata anche solo di un infinitesimale grado di tonalità.  Non è un medico, ma un accordatore di pianoforti.

Si chiama Angelo Fabbrini, classe 1934, nato a Pesaro ma pescarese da decenni, è  forse l’accordatore di pianoforti più famoso al mondo.

Eredita, assieme al fratello Vittorio, da poco scomparso, il mestiere di accordatore dal padre Giulio e negli oltre sessant’anni  di attività si sono rivolti a lui i più grandi pianisti dell’ultimo secolo. A lui l’editore Passigli ha da poco dedicato un piccolo, prezioso volume in cui l’illustre mago dei pianoforti racconta la propria storia, tra aneddoti e riflessioni, a Pietro Marincola, amico e compagno di lavoro da più di quarant’anni. Un testo che ha appena vinto il Premio Internazionale Flaiano per la narrativa.

Angelo Fabbrini e il lavoro con i più famosi pianisti internazionali

Il titolo del libro, “La valigetta dell’accordatore”, rimanda, per scelta dello stesso Fabbrini,  a un romanzo di Cronin (La valigetta del dottore).

Angelo Fabbrini. La valigetta dell'accordatore
Il libro di Angelo Fabbrini “La valigetta dell’accordatore – La ricerca del suono perduto”

Quasi a sottolineare il senso di militanza sotteso ad lunga esperienza professionale, fatta di estrema cura, di mille piccoli gesti, ripetuti all’infinito con amore, e di straordinari  incontri.

In questo libro, che in apertura contiene una lunga intervista rilasciata alla pianista Valentina Pagni, Fabbrini ripercorre oltre sessant’anni di attività nel mondo dei pianoforti. Un continuo peregrinare tra paesi, teatri, salotti e laboratori, lavorando a fianco di grandi artisti. A lui si sono rivolti i più grandi pianisti da Benedetti Michelangeli a Pollini, da Zimerman a Brendel, da Sokolov a Martha Argerich, che suonano solo sui gran coda Steinway da lui accordati, e che spesso lo vogliono al loro fianco nelle loro tournée in tutti i paesi del mondo.

Nella sua carriera Angelo Fabbrini ha acquistato e rivenduto oltre 200 pianoforti, in larga maggioranza gran coda Steinway, ognuno acquistato e preparato pensando a uno specifico pianista. Ancora oggi possiede decine di strumenti che mette a disposizione degli artisti nei teatri di tutto il mondo. E ancora oggi gira il mondo per accompagnare pianisti e pianoforti. Valigia e valigetta sempre pronte.

Il suo rapporto con gli artisti, talora di vera e propria amicizia, lo rende così la principale fonte di conoscenza non solo del mondo del grande pianismo internazionale, ma anche di alcuni dei suoi principali protagonisti.

Le mille storie dell’accordatore più famoso

Quanti segreti potrebbe rivelare Angelo Fabbrini, se solo lo volesse! Il lettore dovrà invece scoprirli da solo tra le righe di questo memoir.  C’è la volta che Benedetti Michelangeli gli fa smontare infinite volte la tastiera perché un tasto suona male e si scopre che nel rullo di quel martelletto la pelle è stata incollata per il verso contrario e oppone una resistenza allo spingitore diversa dagli altri. E poi c’è la volta che Fabbrini fa svuotare una piscina che con la sua umidità altera il suono del gran coda di casa e quella in cui sega le gambe della panca di Daniel Barenboim. La volta che torna da New York dopo aver preparato il pianoforte per un concerto di Pollini e appena entrato in casa, a Pescara, trova un messaggio del Maestro che lo prega di tornare subito indietro per risolvere un problema. E quella che lo vede attraversare in macchina Germania e Austria sotto la neve per correre da Benedetti Michelangeli in concerto a Vienna. O la volta che ricevuto un gran coda alluvionato da Andrea Bocelli per rottamarlo, riuscì a restaurarlo così bene che il grande cantante se lo riportò a casa.

Un orecchio magico che sente “oltre”

Il volumetto di chiude con un capitolo intitolato Alla ricerca del suono Un pianoforte Fabbriniperduto dove Angelo Fabbrini ricorda di aver ascoltato, mentre faceva pratica in un laboratorio, il suono di un pianoforte che proveniva dalla sale di esposizione. “Chiesi a Manlio (un lucidatore del laboratorio, ndr) chi stesse suonando insieme al pianista e  lui, sorridendo, rispose che stava suonando da solo. Con un po’ di imbarazzo confessai di aver sentito anche il suono di un violoncello e di una voce femminile. Ero sorpreso dalla sensazione provata: la fusione di quelle voci creava un suono celestiale, ma si trattava solo del suono di un pianoforte”.

Un mondo magico e un filo di magia si colgono quando l’autore confessa che da ragazzo aveva ascoltato un pianoforte il cui suono «evocava cori femminili e sezioni di archi».

Antonietta Centofanti
Abruzzo Travel and Food

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