Viaggio nel borgo al confine tra Lazio e Abruzzo

A 4 anni dal terremoto del 24 agosto 2016 nel centro storico di Amatrice è in piedi, fasciata e ingabbiata, solo la torre civica. Intorno, dove sorgevano le case, poi abbattute, c’è solo polvere. La ricostruzione del centro è ancora lontana e alcune frazioni, già spopolate prima del terremoto, sono ormai disabitate.

Nel paese simbolo del sisma che ha devastato i borghi del centro Italia sembra di ripercorrere il déjà vu delle lungaggini burocratiche nel post-terremoto a L’Aquila. Tuttavia emerge come allora, dirompente, la volontà di rinascita. Oggi è di questo che voglio scrivere: un territorio dall’enorme potenzialità, nel cuore dell’Appennino centrale, circondato da boschi e montagne incontaminate, naturalmente predisposto per un rilancio turistico. E dei grandi progetti della Casa delle Donne di Amatrice e frazioni.

Natura, itinerari, cibo: grandi opportunità del territorio

Amatrice si trova in provincia di Rieti, nel cuore dell’Appennino. Fino al 1927 era nel territorio di L’Aquila. Luoghi uniti non solo dalla vicinanza ma anche dai destini dei terremoti. La zona è un magnifico crocevia ai confini tra Lazio e Abruzzo,  tra il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco nazionale dei Monti Sibillini. Intorno ad Amatrice fanno da traino l’agricoltura – per la grande presenza di imprese agricole, zootecniche, caseifici – e il turismo naturalistico, esperenziale, il viaggio lento ed ecologico. Paradossalmente, soprattutto alla luce dell’esperienza del Covid, le aree del centro Italia colpite dal terremoto dopo tanti anni possono avere un riscatto.

“Un evento come il terremoto te lo porti sempre dentro. Ti rimarrà sempre quella povere addosso. Ti rimarranno le parole, i racconti, i discorsi. Ad Amatrice abbiamo avuto 300 morti. Tutta gente che vedevi quotidianamente, negozianti, persone care”, racconta Sonia Santarelli, avvocato e imprenditrice agricola e agrituristica a Torrita, frazione di Amatrice. Tuttavia, prosegue Sonia, qui come in tutte le aree interne dell’Appennino era già in atto un doloroso spopolamento.

 “Qui negli anni sessanta eravamo trentamila poi sono andati tutti a Roma. La città, il benessere, l’industria, il posto fisso, tutte queste chimere. Oggi siamo 1500? Eravamo 3 mila dopo il terremoto. La gente è andata via per il terremoto ma sarebbe comunque andata via”, spiega l’imprenditrice, che invece è rimasta e guarda con positività al futuro.

Un futuro come? Impostato su quello che Amatrice ha. E’ un territorio strategico, con un paesaggio mozzafiato, una natura incontaminata. Sono tante le aziende agricole, anche biologiche, le aziende zootecniche, la forza trainante di questa zona. Sonia Santarelli ha creato un’associazione culturale di promozione turistica che si chiama Salariaè (progetto Alte Terre), un consorzio che ad oggi riunisce in rete circa 30 b&b e agriturismi, locande, aziende agricole, un birrificio e un caseificio. E’ quella rete che manca in tutto il sud e che Sonia, non senza difficoltà, sta portando avanti.

La Casa delle Donne di Amatrice e frazioni

Ci sono altre donne che guardano al futuro con determinazione e progetti concreti. Sono quelle della Casa delle Donne di Amatrice e frazioni. 

Il consiglio direttivo della Casa delle donne di Amatrice
Il consiglio direttivo della Casa delle donne di Amatrice

La Casa ha sede a Torrita, una frazione a 10 chilometri da Amatrice. Purtroppo, dopo che per costruirla ci sono voluti tre anni e tanti sacrifici, ancora non è aperta. Mancano gli allacci e il periodo di chiusura per il Covid ha fermato tutte le pratiche. Inoltre c’è anche da chiudere la questione della convenzione con il Comune in base alla nuova legge sulla trasparenza, arrivata successivamente.

L’idea di una Casa delle Donne è nata raccogliendo una serie di richieste che arrivavano tramite i social network, soprattutto dopo la seconda forte scossa del 30 ottobre 2016. “Si stava in tenda e in roulotte. I ritmi – racconta Sonia Mascioli, presidente della Casa delle Donne – erano scanditi, decisi e organizzati dalla macchina della Protezione civile: quando e cosa mangiare, cosa indossare, cosa poter fare. Questa assistenza, se da un lato è preziosa e fondamentale quando non hai più nulla, dall’altro distacca completamente dalla realtà e dalla quotidianità”.

“Si era persa anche la dignità – prosegue Sonia -. Era invece necessario tenere le mani e la testa impegnate, anche solo per fare piccole cose con forbici e colla. Quella della Casa delle Donne è stata un’idea nata quasi per gioco. Una notte ho buttato giù un progetto. Inizialmente non ci siamo rese conto della grandezza dell’idea”.

“Dopo il terremoto arrivarono due donne da Campotosto con la macchina piena di lana. Erano Assunta Perilli, la tessitrice al telaio, e la sorella Lucia. Erano corse qui per portarci materiale. E così è nata una lunga collaborazione e un sodalizio”.

La Casa delle Donne di Amatrice e frazioniQuando finalmente la Casa potrà aprire sono previsti corsi di ceramica, di tessitura e feltro, di cucina. Un dolce speciale creato proprio per questa terra, per offrire lavoro. “Vogliamo dare formazione e creare una microrete imprenditoriale al femminile, che non entri in contrasto con le attività già esistenti sul territorio. Le donne che seguiranno i corsi, una volta formate, potranno anche esercitare attività in modo indipendente. I progetti da svolgere nel tempo sono poi molte altre, dall’ecoprinting alla creazione di cesti, la presentazione di libri. C’è l’apertura ad altre realtà associative.

“La Casa delle Done di Amatrice può diventare il cuore di altre realtà femminili in Italia”, spiega Sonia Mascioli. C’è ad esempio l’idea, con l’Associazione Donne TerreMutate dell’Aquila, di aprire uno sportello per le donne, non solo per le vittime di violenza ma anche per chi ha problematiche lavorative. Insomma “vorremmo diventare un centro di consulenza per la donna che vuole creare una propria realtà. Infatti siamo in contatto con la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) di Rieti”.

Il ‘Dolce Laga’, il progetto delle donne per le donne

Il Dolce LagaLa Casa delle Donne ha poi un progetto dolce e meraviglioso. Dopo il terremoto è stata commissionata ad una chef gourmet di Campotosto, Serenella Deli, la creazione di una ricetta – che deve restare segreta – che ricordasse i luoghi intorno ad Amatrice, profumi e sapori d’infanzia. Ne è nato il Dolce Laga, che dopo tutti i passaggi che deve fare prima di essere messo in vendita, dovrebbe essere sul mercato a dicembre. Il fine è quello di creare lavoro per le donne amatriciane che nella Casa delle Donne lo cucineranno e poi lo venderanno. Ma di questo ne parleremo in modo approfondito in un prossimo articolo.

 

L’autofinanziamento della Casa delle Donne di Amatrice

Per autofinanziarsi le donne hanno anche scritto il libro “Le ricette di Le ricette di Laboratorio Amatricelaboratorio Amatrice”, ancora in vendita, così come una serie di oggetti con il logo. Ci si può anche associare con un contributo annuale di 25 euro, per sostenere la promozione che in questi 4 anni è stata fatta, in lungo e in largo, anche all’estero. “Siamo state a portare la pasta all’amatriciana in tutta Italia, cucinando per 300 persone, e così abbiamo raccolto fondi. Poi sono arrivate tantissime donazioni, anche dall’estero”, racconta Sonia Mascioli.

Sul sito della Casa delle Donne di Amatrice e frazioni c’è anche un IBAN per fare donazioni, iscriversi all’associazione, acquistare oggetti.

Enrica Di Battista
Abruzzo Travel and Food

Dove si trova Amatrice

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